BARI – Ci vogliono quindici giorni per produrre una bottiglia di birra Peroni. Tempi dettati dalla fermentazione del malto che non risponde a logiche di mercato, l’alta tecnologia impiegata nei processi produttivi si inchina quindi e aspetta. Ma, fermentazione a parte, allo stabilimento Peroni di Bari, tutto corre a velocità massima. Ed è per questo che rientra tra i primi dieci stabilimenti della SabMiller (la multinazionale proprietaria del marchio Peroni) per innovazione dei processi e quindi riduzione delle emissioni di anidride carbonica, riduzione del consumo di acqua nella produzione della birra e riduzione dell’energia elettrica e termica. I risultati della sostenibilità dello stabilimento barese sono stati presentati questa mattina dal direttore Nico Cavalli. E così si scopre che circa il trenta per cento di tutta la Peroni è prodotta nello stabilimento barese, che mantenendo una tradizione storica locale, il trenta per cento delle vendite avviene ancora franco fabbrica, che quasi un quinto di tutta la birra è prodotta in casse che comporta per l’azienda minori costi di gestione e per l’ambiente una riduzione della dispersione del vetro nell’ambiente. E se da un lato sono un vanto quei 3.500 ettolitri di birra per ognuno dei ventisette cilindri di fermentazione, per una produzione annua di 1.423.000 litri, dall’altro lo sono ancor di più le 2.417 tonnellate di anidride carbonica che ogni anno non vengono immesse nell’ambiente, grazie alla modifica degli impianti (realizzati con un investimento della SabMiller di trenta milioni di euro). Per dare un’immagine di cosa questo significa, è come se la Peroni di Bari avesse riforestato una superficie pari a 1.020 campi di calcio. Il presente si mostra come un’eccellenza tutta barese. Il futuro delineato dal direttore relazioni esterne, Federico Sannella si focalizza su dieci priorità. Dal consumo responsabile della birra, stando attenti a non rivolgere le campagne stampa ai giovani alla riduzione dei consumi di acqua con un impegno a raggiungere un meno venticinque per cento. Dalla riduzione dei consumi di energia con un dimezzamento entro il 2020 alla riduzione dei packaging e riutilizzo dei rifiuti. Quest’ultimo è un risultato quasi completamente raggiunto, ad oggi in Peroni si riutilizza il novantasei per cento dei rifiuti prodotti. E infine, con un occhio al sociale: supporto alle comunità locali, lotta all’hiv, diritti umani e trasparenza ed etica.
Barbara Facchini



