L’allarme lanciato dal capo della Procura, Laudati, sul numero insufficiente di magistrati in servizio a Bari, ha fornito l’ennesima occasione ai politici di turno per intervenire. Peccato che, come al solito, ognuno si sia espresso sulla base delle proprie convenienze di parte. “In questo momento sto con quello lì e allora do ragione al Procuratore”. O al contrario: “Gli do addosso perché la mia fazione ha deciso così”. E’ incredibile, in Italia il confronto è ridotto a questo. Come disse tempo fa l’avvocato De Pascale “le valutazioni dei politici sono irrilevanti, perché piegate agli interessi di parte”.
E allora come stanno i fatti? La realtà è che le piante organiche di Tribunali e Procure in Italia sono praticamente ferme da più di 20 anni. Il numero di magistrati per ciascuna sede è deciso dal Ministero sulla base di parametri come abitanti e dimensioni geografiche, ma anche sulla densità della criminalità organizzata. E qui la valutazione diventa soggettiva. Morale della favola: negli ultimi anni solo Campania e Sicilia hanno avuto un aumento dei magistrati per l’esplosione dell’emergenza criminale, esplosione anche e soprattutto mediatica.
C’è spazio oggi per assumere nuove unità? Gli addetti ai lavori dicono di no, perché non ci sono soldi e soprattutto perché i magistrati in Italia sono moltissimi.
Che fare allora? Nel lungo periodo si può pensare a una riorganizzazione della giustizia e delle procedure evitando anche un eccessivo ricorso al processo come ha spiegato ieri il professor Tucci.
Ma nel breve periodo c’è una sola soluzione: ridurre il numero delle circoscrizioni giudiziarie. Nel distretto di Bari ne basterebbero 2 rispetto alle attuali 4, ma la prima da eliminare è Lucera, i cui magistrati potrebbero così essere meglio redistribuiti a livello distrettuale.
E va precisato che la Puglia è quella che sta meglio. Al Nord lo spreco è maggiore. In Piemonte ci sono 17 Tribunali!
Sono più di 20 anni che gli addetti ai lavori ripetono queste cose! Ma i governi di destra, di centro e di sinistra che si sono succeduti non hanno fatto nulla. Semplicemente perché sopprimere qualsiasi struttura è una riforma impopolare. E si va avanti così.
A chiacchiere.
Nello Mongelli


A proposito dei problemi della giustizia barese, carente per lo scarso numero di magistrati, si stanno facendo ipotesi di vario genere. C’è chi dice che vi sono pubblici ministeri coinvolti nella politica (Marmo), chi sostiene che le carenze sono addebitabili alla soppressione della procura circondariale (Rinella). Insomma ognuno ha la sua motivazione in relazione allo sfascio della giustizia in Italia e soprattutto a Bari.
Secondo chi scrive, la questione è stata centrata da Giuseppe Tucci, professore di diritto privato presso la nostra Facoltà di Giurisprudenza, riportata nell’editoriale puntuale e preciso di Nello Mongelli su Barisera di ieri, secondo il quale «Si fanno troppe cause e all’interno di esse c’è un elefantiasi che dilata i tempi a livelli biblici. Un ricorso eccessivo allo strumento del procedimento penale, un uso esagerato della querela e così via». Ed ha ricordato anche l’introduzione di nuovi reati come l’immigrazione clandestina, che ha peggiorato ancora di più la situazione. Infine Tucci sostiene clamorosamente che c’è un gran numero di avvocati e che per questo motivo il tasso di litigiosità aumenta notevolmente, finendo per bloccare tanti magistrati per processi banali ed inutili. Ed io aggiungerei anche per i numerosi litigi dovuti agli incidenti stradali veri e anche fasulli.
Chi ha il bandolo della matassa? Ci piacerebbe proprio saperlo.