Trent’anni di solidarietà offrendo il sangue

24 apr 2012

Da sinistra: Paola Paparella vicepresidente Fidas - Fpds Carbonara, Donatella Azzone giornalista, Rosita Orlandi presidente Fidas Puglia, Giovanna Piacente preside Itc Calamandrei, Giuseppe De Stasio medico e Rocco De Adessis presidente onorario Fidas di Carbonara

CARBONARA – Sono passati 30 anni, ma sembra ieri quando per la prima volta i soci della sezione di Carbonara della Fidas-Fpds donavano il sangue. Trent’anni, una sfida vinta dicono i più motivati contro l’individualismo, l’arretratezza culturale, la disattenzione verso il prossimo. D’altronde l’acronimo di Fidas e proprio sfida, è solo un singolare caso, ma racchiude in sé lo spirito che ha animato soci e donatori in tutto questo tempo. La loro è quasi una missione, di sicuro un impegno a servizio di chi può avere bisogno di aiuto. Da poche unità di sangue raccolte nel 1982 alle quasi 1300 unità del 2011 di strada la Fidas di Carbonara ne ha fatta tanta, tra iniziative culturali, sociali e sportive per sensibilizzare soprattutto i più giovani alla cultura della donazione e del volontariato. La federazione pugliese, che raggruppa numerose sezioni locali, nel 2011 ha raccolto circa 16mila 800 unità di sangue. Un risultato straordinario se si pensa che 50 anni fa quello del sangue era un business. Dietro una trasfusione poteva annidarsi la speculazione, l’ombra della donazione a pagamento, della becera compravendita del ricatto, perché il sangue è vita e non se ne può fare a meno come del cuore, del fegato, dei polmoni. Tessuto fluido viene definito, non a caso perché prezioso come un organo vitale. “E’ passato tanto tempo – spiega Giuseppe De Stasio, già primario del Servizio trasfusionale dell’ospedale Di Venere e colonna portante della Fidas di Carbonara – da quando assistevo a questo mercimonio. All’epoca solo i medici e gli operatori sanitari più sensibili si opposero a questa vergogna cominciando a diffondere la cultura della donazione. Oggi a distanza di anni, guardando i risultati possiamo dire che, chi credeva che al Sud la mentalità non sarebbe mai cambiata e il divario con il Nord (dove le donazioni si praticano da molto più tempo ndr) non sarebbe stato mai colmato, si sbagliava”. Ma bisogna ancora fare di più. “Il donatore non è un eroe, ma un cittadino sensibile e responsabile che fa proprio il principio della solidarietà verso gli altri” spiega la professoressa Rosita Orlandi, presidente Fpds – Fidas, che aggiunge: “Dietro ogni passo che la nostra associazione fa, c’è un beneficio per un malato, per una persona che ha bisogno”. Si può donare in qualsiasi momento, basta stare in buona salute e anzi – spiega Francesco Salzedo, presidente della sezione di Carbonara della Fidas – il donatore ha la possibilità di sottoporsi sistematicamente alle analisi di rito e quindi fa anche bene a se stesso tenendo sotto controllo le sue condizioni”. Gli fa eco la vice presidente, Paola Paparella: “Quello che abbiamo intrapreso è un cammino pieno di difficoltà, ma l’obiettivo è di diffondere l’amore verso il prossimo, portando avanti sempe nuovi progetti”: Per il suo compleanno l’associazione di Carbonara ha chiamato a raccolta i suoi soci e collaboratori per tre iniziative. La prima nell’aula magna dell’Itc Calamandrei, messa a disposizione grazie alla disponibilità della preside, Giovanna Piacente, dove c’è stata la presentazione del volume “La trasfusione del sangue tra mitologia, credenze popolari e scienza” curato da Rocco De Adessis, storico donatore e presidente onorario della Fidas. Il volume racconta la lunga storia della medicina trasfusionale dalla preistoria ad oggi partendo dalle antiche leggende e dicerie sulle proprietà curative del sangue per arrivare, attraverso esperimenti a volte maldestri e straordinarie intuizioni, ai grandi progressi della medicina che hanno portato i rischi di una trasfusione a zero. Nell’ambito delle iniziative non poteva mancare la premiazione di tutti i donatori più assidui: oltre 40 persone, tra uomini e donne che in questi 30 anni hanno donato dalle 20 alle oltre 75 volte. Hanno ricevuto attestati e riconoscimenti. Una grande festa a cui ha partecipato anche l’attore barese Nicola Pignataro che ha raccontato la sua personale esperienza di persona salvata da una trasfusione dopo un incidente stradale. La serata si è conclusa con la commedia in vernacolo cegliese e carbonarese “Un terno per morire” per la regia di Nicola D’Oronzo interpretata da attori rigorosamente della Quarta circoscrizione. A chiudere le celebrazioni domenica pomeriggio un corteo ha sfilato per le vie di Ceglie e Carbonara. C’erano i volontari della Fidas, numerose altre associazioni del territorio, i battitori di Carbonara, alcuni figuranti in abiti del ‘500, a ricordare le nobili famiglie di un tempo e il gruppo folcloristico “U Sciaraball” con l’indimenticabile Piripicchio.

red. car.

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