Tra tasse universitarie alte e professori troppo ‘amici’ del potere

18 mag 2010
Un gruppo di studenti ha bloccato gli ingressi dell’Ateneo di Bari, stamattina alle 5 e 57. La protesta nasce dall’annunciato forte aumento delle tasse universitarie, ritenuto dall’ente necessario per riportare in equilibrio i dissestati conti. Ma sullo sfondo c’è la critica ai tagli portati avanti dal ministro della Pubblica Istruzione  Gelmini, tagli che nascono dalla ben nota legge 133 del 2008 voluta dal ministro Tremonti per rimettere in sesto i conti dello Stato.
Non entriamo nel merito della questione universitaria troppo complessa per essere analizzata in questa sede.  Ci preme sottolineare un passaggio del documento degli studenti universitari che chiedono al presidente Vendola e all’assessore al Diritto allo studio, Sasso, “l’assunzione di una posizione politica netta e chiara da parte della Regione nei confronti delle politiche del Governo che smantellano il sistema universitario pubblico”.
Chiedere a Nichi, aspirante candidato premier del centrosinistra, di parlar male di Berlusconi e del centrodestra, francamente fa un po’ sorridere. In questa società in cui i politici (e anche quasi tutti i tecnici purtroppo) ormai ragionano sulla base delle convenienze della loro parte, un intervento del genere non avrebbe significato. Ci permettiamo di dare un consiglio agli studenti: stare lontano dai politici, siano essi di destra o di sinistra, visto che negli ultimi tempi hanno definitivamente perso ogni indipendenza di giudizio e la dignità della loro funzione di  servizio alla nazione.
Ma anche il mondo dell’istruzione dovrebbe fare un esame di coscienza. In una nota il segretario Psdi Magistro invita l’assessore  Sasso “a farsi consegnare gli elenchi dei docenti universitari, destinatari di succulenti incarichi (qualcuno addirittura con due contratti co.co.co.), da parte della Regione Puglia.  Spesso sono docenti, anche titolari di cattedra, che vengono meno al ruolo di educatori e per i quali l’Università, cui dedicano pochi ritagli di tempo, è solo un’ etichetta che consente loro di “sguazzare” negli enti pubblici e privati”.
Chiaro ragazzi? Lasciamo perdere Vendola (o Fitto) e cerchiamo di capire come stanno davvero i fatti.
Nello Mongelli


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