BARI – Rassegnati, appoggiati ai banchi per la vendita di merci varie finite in cartoni e bauli in attesa di capire dove andare. Sono i migranti ambulanti che a Bari hanno pagato anche 40mila euro per rilevare licenze e poter, così, gestire attività in proprio. Ma da oggi sono, di fatto, senza lavoro. Sono i 17 operatori della Galleria Cavour, sgomberata in mattinata dalla Polizia municipale. Al Comune avevano proposto di trasferirsi, in alternativa, “N’ derr a la lanz”, in piazza Umberto o sotto ai portici di via Extramurale Capruzzi. Ma perché si arrivi a una soluzione i tempi non potranno mai essere quelli sperati. Ai migranti l’amministrazione aveva proposto l’ex Manifattura o un’area di piazza Balenzano. “Ma sono strutture fatiscenti in via di desertificazione – dice l’avvocato Giuseppe Gallo che difende gli ambulanti – E poi sono strutture, per esempio la ex Manifattura, che chiudono alle 14. Gli ambulanti hanno esigenze differenti”. Una vicenda, quella che riguarda la Galleria Cavour, dove più volte si è ricorso al Tar. Giudici amministrativi che avevano suggerito al Comune di avviare una mediazione che a oggi ancora non c’è. Così, l’amministrazione ha deciso di procedere allo sgombero coatto nella notte; nonostante l’avvocato Gallo avesse notificato al Comune, giovedì 16, una richiesta di sospensiva per non aver ancora ottemperato a individuare un’alternativa. Una richiesta che domani sarà anche depositata al Tar. “Abbiamo figli piccoli – dice un migrante di nazionalità bengalese – Se non ci fanno lavorare, come facciamo a portare i soldi a casa?”. Gli ambulanti parlano tutti a turno. Sono regolari in Italia e ognuno racconta la sua storia. Quel mercatino, negli ultimi anni, si era proprio caratterizzato per la presenza dei migranti fuggiti dalla povertà dai paesi di origine. Cittadini che al Comune hanno pagato 600 euro annui per l’occupazione di suolo pubblico; dal loro punto di vista, è un diritto ormai perso. “Che ci hanno autorizzato a fare a stare in corso Cavour se la chiusura era già stata decisa da tempo?”, dicono. “La Ripartizione ha ottemperato nei tempi alle indicazioni giunte dal Tar – replica l’assessore comunale alle Attività produttive Francesco Albore – Il tribunale amministrativo aveva suggerito, al Comune e agli ambulanti, di trovare un’intesa in 30 giorni, ma non c’era alcun obbligo in tal senso. Un’area mercatale non si può istituire dalla sera alla mattina. Serve il parere del consiglio comunale. Ed essendo risaputo che in corso Cavour il mercato avrebbe cessato di esistere, perché da parte degli ambulanti non è mai giunta al Comune una proposta scritta in merito alla nuova destinazione del mercato? Il Comune ha messo a disposizione di quegli ambulanti i box vuoti nelle aree mercatali cittadine. Loro non vogliono occuparli perché non rispondono alle loro esigenze. Ma vanno considerate anche quelle della città”. Insomma, una partita desinata a finire ai rigori.
Donatella Lopez



ma esiste un assessore al commercio del comune di Bari? per me e per tanti commercianti….NOOOOOOOO!
Non devono avere ben chiaro il concetto di mercatino etnico dalle parti di Palazzo di Città, se poi alla fine si propongono soluzioni emarginanti come quelle che si apprendono, specialmente quando gli interessati sono cittadini regolari e che hanno ottemperato a tutte le procedure per poter esercitare il loro lavoro. Che senso avrebbe rilegare in strutture fatiscenti e decentrate un mercatino, che trae la sua sussistenza proprio dalla sua ubicazione centrale, e di contro si continua a tollerare l’improvvisazione degli ambulanti abusivi che sono sempre lì pronti ai margini di qualunque manifestazione, e che ormai sono abituati a guardarsi intorno e sempre pronti a richiudere velocemente i borsoni, ma solo per spostarsi un pò più il là? Valgono davvero molto di più quella ventina di posti auto( ci scommetto a pagamento), rispetto alla desertificazione di una via centrale dello shopping? Mah!!