Rischio idrogeologico, Comune ko

22 feb 2012

Le aree interessate dal rischio idrogeologico

MOLFETTA – Via libera dal Tribunale Superiore delle Acque alla perimetrazione del rischio idraulico formulata due anni fa dall’Autorità di Bacino per il territorio di Molfetta. La massima autorità giudiziaria sulle acque pubbliche (che ha sede a Roma) ha respinto il ricorso promosso dal Comune di Molfetta.  Brutto colpo per l’amministrazione comunale di Molfetta che sulle aree interessate aveva progettato il piano di ampliamento Pip (per la terza zona artigianale) e alcuni comparti urbanistici di espansione. Tutto da rivedere, dunque, con inevitabili problemi di tempi e allungamento delle procedure burocratiche. Il Comune si era opposto alle risultanze del Pai (Piano Assetto Idrogeologico) puntando il dito su alcuni parametri di base utilizzate: in altre parole si contestava la triplicazione (rispetto ai valori prescritti a livello scientifico) dei valori relativi alle portate d’acqua piovana provenienti dall’entroterra attraverso le lame. Triplicazione che inevitabilmente porta a un rischio potenziale su gran parte dell’area interessata dai futuri insediamenti produttivi e anche su quelli residenziali. Ma per il Tribunale delle acque, il modello matematico utilizzato dall’Autorità di Bacino regionale è corretto, sebbene presenti criticità nell’uso di determinati parametri: tuttavia, si legge nelle motivazioni della sentenza, l’uso di diversi parametri attiene ai diversi approcci metodologici utilizzati. Persino la consulenza tecnica d’ufficio (autorizzata dallo stesso tribunale) aveva portato a risultati meno drastici rispetto a quelli del Pai, ma ciò non è bastato a far passare la tesi del Comune cui si era affiancata la Provincia di Bari (mentre nel processo l’AdB era sostenuta da Legambiente) All’amministrazione comunale e al sindaco Azzollini restano quindi solo due possibili strade: ricorrere in Cassazione (ma solo per motivi di illegittimità della sentenza, per esempio dovuta a illogicità delle motivazioni), oppure riadeguare i piani urbanistici evitando dunque di bloccare lo sviluppo economico e residenziale della città.  Soddisfatta Legambiente: “La sentenza ha un’importanza fondamentale – dichiarano Francesco Tarantini e Cosimo Sallustio, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e presidente del Circolo di Molfetta (l’associazione in giudizio ha sostenuto le ragioni dell’Autorità di bacino) – perché sancisce il principio di precauzione nell’uso del territorio, anche in una prospettiva rivolta al futuro ed alla messa in sicurezza delle zone dove risulta più alta la criticità idraulica. Questo obiettivo si è raggiunto grazie alla ferma determinazione dell’AdB, sostenuta da Legambiente, che ha consentito di arginare le scelte inadeguate dell’amministrazione comunale molfettese. La sentenza – continua Legambiente – deve costituire il punto di partenza per ripensare il territorio ed il rapporto con la città mettendo le basi per un cambiamento dell’idea di sviluppo, sostenibile, concentrato sulla valorizzazione e sul recupero del paesaggio nei suoi aspetti geo-morfologici peculiari e identitari, uno sviluppo che deve tralasciare, necessariamente, pratiche invasive legate al consumo di suolo ed alla precarizzazione delle aree più a rischio”.

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