Trattamento illecito di dati personali, ovvero violazione della privacy, a fini politici. E’ questa l’ipotesi di reato ipotizzata dalla Procura di Bari per far luce su quello che Striscia la Notizia ha definito “Quer pasticciaccio brutto di via Colaianni”. Nel Pdl, praticamente, c’è un “ladro” di identità. Ovvero un esponente che contro la volontà di 139 persone ha deciso di iscriverle al proprio partito, non contro la loro manifesta volontà, ma senza che questi sapessero di essere tesserati a un partito, quindi condividendo un progetto politico. Una situazione non piacevole in genere per chi non intende iscriversi a nessuno partito, figuriamoci per una militante Cgil, iscritta la Pd, come risulta essere una dei 139, per altro, pare, neppure residente a Bari ma in un Comune del Sud-Est barese. Ora i vertici del Pdl in Puglia, i parlamentari Francesco Amoruso e Antonio Distaso, considerano la violazione della privacy un reato di scarsa rilevanza per questo hanno ritenuto, in questa fase, di dover attaccare la Procura di Bari che a loro dire avrebbe ben altri carichi di lavoro da smaltire: questioni di punti di vista penale e politico. Ma anche di stile. Il loro “collega” campano, ovvero il coordinatore regionale della Campania, Francesco Nitto Palma, ex ministro della Giustizia, travolto da un’inchiesta simile da parte della Procura di Salerno che ha addirittura sequestrato tutte le tessere Pdl salernitane, si è subito messo a disposizione della Procura, ribadendo la sua stima nei vertici. Eppure il coordinatore nazionale del Pdl, Dennis Verdini, dando una lezione di stile politico, aveva invitato i vertici locali del partito a chiedere scusa, assicurando l’individuazione del responsabile del “pasticciaccio”. Evidentemente in Puglia si preferisce individuare i responsabili di chi cerca di fare chiarezza su uno scandalo che coinvolge tanti stimati esponenti del partito che con questa vicenda non c’entrano assolutamente nulla. E, invece, no. Nel Pdl barese sembra che il “nemico” non sia il responsabile di quelle 139 tessere, ma chi ha denunciato l’episodio. Emblematica la dichiarazione di un noto esponente del partito che rilasciando un’intervista a quotidiano regionale ha individuato come responsabile il consigliere comunale Filippo Melchiorre perché, a suo dire, era stato l’artefice dell’interesse del tg satirico, Striscia la Notizia. Insomma, è come se in un furto il colpevole non è il ladro, ma il denunciante. Poi, che tutto questo accada tranquillamente in ogni partito, non è in discussione e quindi le “prediche” di chi si scandalizza senza guardare quello che avviene nel proprio partito, fanno parte di un gioco politico fin troppo scontato. Anzi, da Michele Emiliano c’era da aspettarsi molto più di qualche esternazione su Facebook… Specie di un momento in cui si è praticamente in campagna elettorale.
Mariateresa D’Arenzo



e dalle con le lodi ai magistrati..
Ma possibile che hanno una tale faccia di bronzo questi politici che invece di vergognarsi e dimettersi cercano a tutti i costi di rimanere a galla citando norme che non c’entrano?
Se avvessero pubblicato i dati dei tesserati, allora avrebbero violato la privacy mentre invece hanno semplicemente rilevato un loro trattamento di dati illegale.
Diciamo che Mingo potrebbe denunciare loro, in qualità di cittadino. i signori delle tessere false!