BARI – La Regione Puglia alza il tiro e chiede un milione di euro all’ex ministro agli Affari regionali, Raffaele Fitto, nel processo stralcio abbreviato La Fiorita. E’ stata formalizzata questa mattina nel corso dell’udienza davanti al giudice per l’udienza preliminare Giulia Romanazzi. L’ex ministro è imputato per due falsi compiuti quando era governatore della Puglia. In particolare, l’ex ministro è accusato di aver manipolato i risultati di una indagine conoscitiva disposta sulle Asl pugliesi, in cui gli enti avrebbero dimostrato la possibilità di gestire le Residenze sanitarie assistenziali (Rsa). La sospetta alterazione dell’indagine, però, avrebbe “indotto la Giunta”, si legge nei capi di imputazione, “a emettere una delibera falsa”. In sostanza Fitto avrebbe detto “falsamente”, ritiene la Procura, che le Asl non erano nelle condizioni di gestire le Rsa e che dunque si doveva fare un bando di gara che sarebbe dovuto essere gestito dall’Ares (Agenzia regionale sanitaria). Il 27 aprile 2004 la Giunta regionale emise la delibera, dando pieni poteri all’Ares di divulgare una nuova delibera in cui erano elencati i parametri di partecipazione alla gara d’appalto per la gestione privata delle Rsa. Secondo gli investigatori del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, come poi verificato dalla Procura, questa seconda delibera sarebbe stata scritta su misura del gruppo Tosinvest, amministrato da Angelucci. I parametri per partecipare alla gara, infatti, avrebbero escluso a priori altre aziende private. C’è da dire, comunque, che per questa delibera dell’Ares, è stato assolto sia in primo sia in secondo grado l’ex direttore generale Mario Morlacco. L’imputazione, però, è rimasta in piedi per l’ex ministro, come anche confermato recentemente dalla Corte di Cassazione. Fin qui le accuse nel processo con rito abbreviato, che se dovessero essere accolte dal gup Romanazzi, potrebbero riflettersi nel processo ordinario. Alla base di questo procedimento, infatti, c’è la maxi tangente da 500mila euro che Angelucci avrebbe pagato al movimento politico fondato da Fitto, ‘La Puglia prima di tutto’. L’eventuale condanna del gup per i due presunti falsi alla base delle delibere della Giunta e dell’Ares, rafforzerebbe l’ipotesi che i 500mila euro erano una mazzetta e non un finanziamento lecito al partito.



DOVREBBE ESSERE LA REGOLA QUELLA DI CHIEDERE IL RIMBORSO CON I DOVUTI INTERESSI A COLORO CHE CAUSANO DANNI ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ED ALL’ERARIO PER COMPORTAMENTI ILLECITI, APPROPRIAZIONI, INTERESSI PRIVATI, ECC.
NESSUNO SCONTO DI PENA PER COLORO CHE AMMINISTRANO LA COSA PUBBLICA.
io ci aggiungerei anche gli eventuali interessi, rivalutazione e se possibile il danno d’immagine!!!!
Bene allora qualcuno dovrebbe chiedere a Vendola di PAGARE i danni che sta facendo alla Puglia sprecando soldi in progetti virtuali e inutili, mentre i settori necessari come la sanità vengono impoveriti e i settori produttivi tartassati e ignorati.
Esempio più recente: il Mediterre costa una valanga di soldi pubblici, ma oltre 4 lecchini di Vendola i padiglioni sono vuoti!
Gli spiriti sono bollenti (eccitati), le oasi creative (per prendere soldi) sono a pieno regime e la Puglia è sempre più debole.
La Procura parla di una MAZZETTA DI 500.000 EURINI!!! che centra Mediterre con fitto..
Signor Picca, sta facendo un po’ di confusione tra le responsabilità di Fitto, che è imputato per due falsi compiuti quando era governatore della Puglia, ed il riferimento a Vendola, a proposito di Mediterre, che potrebbe essere uno sperpero di denaro pubblico, che è altra cosa.
Per imputazione, infatti, s’intende l’attribuzione a un soggetto della responsabilità penale di un fatto, cosa abbastanza grave, mentre lo sperpero di denaro pubblico è altra cosa, che non sta a noi accertare.