Primarie, e D’Alema andò da Emiliano

9 ott 2012

Massimo D’Alema e Michele Emiliano

BARI – Una visita istituzionale di cortesia? Alle nove di questa mattina? Totò direbbe: ma mi faccia il piacere! Eppure il sindaco Michele Emiliano dopo oltre un’ora di colloquio con Massimo D’Alema nella sua stanza ha giurato che si sono visti “solo” per prendere un caffè…e già che c’era – perché alle nove di mattina il capogruppo del Pd alla Regione è solito farsi un giro per corso Vittorio Emanuele – si è fermato anche Antonio Decaro. E’ chiaro che il lider Massimo per essersi “scomodato” di prima mattina qualche preoccupazione o qualche ammonimento o, perché no, qualche proposta deve averle maturate durante la notte… La prima preoccupazione potrebbe essere: e se quel “guascone” di Emiliano decidesse di sostenere quel “bischero” di Matteo Renzi alle Primarie? Del resto l’assenza del gruppo di Emiliano alla riunione dei dalemiani (quelli pro Pierluigi Bersani), ieri sera, nel circolo di Madonnella del Pd, qualche preoccupazione al regionale Sergio Blasi e al provinciale Vito Antonacci l’ha data. Certo, si dirà, c’era il consigliere comunale Luigi Fuiano, uno dei fedelissimi del sindaco, ma, se per questo, il giovane politico si è visto anche sabato scorso alla convention di Renzi. Anzi, proprio la presenza di quest’ultimo da “bischero” toscano e la voce che è circolata in quelle ore che il guru della comunicazione del sindaco di Firenze, Giorgio Gori, abbia cercato (nelle poche ore baresi) di incontrare proprio Decaro, può aver messo in allarme D’A­lema. Del resto, sarebbe davvero un bel “guaio” se in quello che per anni e anni è stato il suo feudo politico (la Puglia), il suo candidato alle Primarie, Bersani, dovesse non solo fronteggiare l’altro candidato alle Primarie, il governatore Nichi Vendola, ma anche il gruppo Emiliano che appoggia addirittura Renzi. Sarebbe una debacle annunciata. Ma contemporaneamente pensate a quale bella soddisfazione si è presa questa mattina il big Mike. Il lider Massimo che gli va a fare “una visita istituzionale”, dopo che è nota a tutti l’alleanza politica proprio fra Bersani e Vendola benedetta, anzi voluta, da D’Alema. Insomma, questa estate apparve a tutti chiaro che D’Alema in Puglia aveva scelto di stare con Vendola in qualche modo mollando Emiliano, anche perché così si sarebbe realizzato un progetto politico che il senatore Nicola Latorre insegue da tempo: portare il governatore nel Pd perché rappresenti l’area più di sinistra del partito. In cambio Vendola – al di là delle Primarie, dalle quali potrebbe sempre ritirarsi – ministro di un possibile governo Bersani. Latorre, invece, potrebbe avere in cambio un eventuale appoggio di Vendola semmai decidesse di candidarsi a presidente della Regione Puglia. Del piano politico-strategico fra Bersani-D’Alema-Latorre-Vendola qualcosa alle orecchie di Emiliano, che questa mattina deve essersi preso la sua bella rivincita. Della serie: caro Massimo, io devo sostenere Bersani alle Primarie… e voi fate accordi con il mio nemico politico Vendola? E ancora: caro Massimo, io devo sostenere Bersani… e il tuo amico Sergio Blasi mi sbatte la porta in faccia (quella di via Re David) andando ad aprire una segreteria regionale da tutt’altra parte della città per non avere niente a che fare con me? E, infine: caro Massimo, io devo sostenere Bersani… e Vendola diventa ministro e io se voglio posso andare all’Europarlamento? A quel punto, il carattere un po’ irruento del sindaco gli potrebbe aver portato anche a dire: Massimo, non ti preoccupare se voglio andare a Bruxelles o sul lungomare di Bari (nel senso di presidenza della Regione Puglia) ci vado da solo! Ma siccome nel vassoio del bar lasciato fuori dalla porta non vi era traccia di tazze di camomilla, ma solo di caffè ed espressino… forse, qualche, punto d’intesa D’Alema ed Emiliano l’hanno raggiunta. E magari proprio su una sorta di conta sulle Primarie. Se a Bari Emiliano riuscirà a far ottenere a Bersani più voti di quelli che riuscirà ad ottenere Vendola la geografia, gli equilibri, gli schemi all’interno del Pd pugliese e non potrebbero cambiare… e niente niente a fare il ministro potrebbe essere Emiliano. Ma anche il sottosegretario.

Mariateresa D’Arenzo

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6 Commenti a “Primarie, e D’Alema andò da Emiliano”

  1. enzo scrive:

    Emiliano, adesso devi dimostrare chi sei………molla d’alema ed i suoi……forza renzi……già una cosa importante ha detto che farà…..cacciare D’alema,, vi pare poco????

  2. Gabriele Piscitelli scrive:

    Che uomini di………………….

  3. Gigetto scrive:

    REnzi for President !!!!!!!!

  4. marco scrive:

    Solo RENZI ci può salvare da questo tipo di Sx che ci soffoca tutti, sinistra si ma RENZIANA !! Emiliano pensaci perchè il MAXIMO non ci frega più !!!!

  5. Gianni scrive:

    “Mi sono rifiutato di firmare il decreto di aumento di indennità ai deputati. Ma come, in un momento grave come questo… Entro un’ora potete eleggere un altro Presidente della Camera, ma io CON QUESTE MANI NON FIRMO!!!”

    Queste parole le ha dette il 10 marzo 1974 Sandro Pertini, che già all’epoca era vicino al suo 70esimo compleanno e aveva alle spalle anni di politica essendo stato eletto deputato della Assemblea Costituente del 1946. Oggi cosa farebbe Renzi di gente come Sandro Pertini? Lo “rottamerebbe” aprendo le porte (politicamente parlando) a gente come Frisullo, classe 1955?
    Sarebbe interessante parlare di questo con il baffino in barca a vela: l’Italia ha bisogno di persone per bene, non certo di “alchimie politiche” nè accordi sottobanco. Non so se l’indagine indiziaria e le conclusioni della signora D’Arenzo corrispondano esattamente a ciò che è accaduto, quello che so è che contro Vendola il Sindaco Emiliano ha già rischiato una volta di finire gambe all’aria quando si parlava di una sua candidatura alle regionali 2010, tentato proprio dalle “sirene” del baffino in barca a vela. Ora, soprattutto dopo l’accordo fra Vendola e Bersani, non credo che Michelone si faccia incantare da una persona a cui non manca davvero nulla per farsi da parte definitivamente dalla politica di questo disgraziato Paese.
    E poi, ho appena ascoltato una dichiarazione di Emiliano a “In Onda” su La7: ha detto (parole più o meno testuali) che se Vendola continua a raccogliere i consensi che sta raccogliendo è molto probabile che “lo costringa” a continuare ad occuparsi degli affari della sua regione…

  6. Gianni scrive:

    Dimenticavo: Pertini, all’epoca già Presidente della Camera del Deputati da 6 anni, non firmò; quel decreto non passò; e restò a guidare l’Assemblea sino al termine della VI legislatura. Era il 4 luglio 1976. Due anni dopo fu eletto Presidente della Repubblica Italiana “con 832 voti su 995, a tutt’oggi la più ampia maggioranza nella votazione presidenziale nella storia italiana” (da Wikipedia)

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