BARI – “Quando sono andato a giocare a Bari, nel gennaio del 2008 ero ancora in comproprietà tra lo stesso Bari e il Genoa. Nella prima fase di questa mia presenza a Bari, pur essendo già sposato vivevo da solo ed ero abbastanza isolato”. Così l’ampio verbale d’interrogatorio del calciatore Andrea Masiello, che nega ogni suo coinvolgimento nelle combine. Masiello, dunque, imputa alla solitudine il contatto con Iacovelli.
Così ho conosciuto Iacovelli
“Conobbi quasi subito Angelo Iacovelli che era una persona che gravitava spesso attorno ai giocatori del Bari, andava a mangiare con loro, faceva parte del loro contesto. Attorno al marzo/aprile, maggio 2011 l’atteggiamento di Angelo cominciò a cambiare. Ricordo che mi fece conoscere Bellavista, che io peraltro avevo già fisicamente conosciuto quando io ero stato trasferito a Bari e lui era in partenza”. Il calciatore parla di come avrebbe ricevuto pressioni per la partita con la Sampdoria. La sera prima della partita io e gli altri giocatori del Bari ci trovavamo in ritiro all’albergo Una di Torre a Mare (…) In quell’occasione Iacovelli mi ha contattato telefonicamente chiedendomi di recarmi in una camera (…) Iacovelli mi rappresentò che in quella camera ci aspettavano due imprecisati signori (…) mi rifiutai di raggiungere i due sconosciuti”. Seguirono, poi, gli altri tentativi di combine. “Da allora – continua Masiello – cominciai ad avere paura (di Iacovelli, ndr) per un litigio in merito a Bari-Roma. Qualche volta feci qualche accenno a Parisi rappresentandogli vagamente le iniziative di Iacovelli. Parisi mi suggerì di lasciarlo perdere perché era una specie di cane sciolto”. Masiello, poi, parla di sospette minacce che sarebbero giunte da Iacovelli. Nel corso dell’interrogatorio afferma che “sono andato a giocare con l’Atalanta ad agosto 2011. Ricordo che in quel periodo mi arrivò un messaggio da Iacovelli in cui rappresentava che mi voleva bene precisando che ‘il mondo è piccolo ed Angelino arriva da tutte le parti’. In effetti io avevo cambiato il numero di telefono, ma lui era riuscito ugualmente a riaverlo. Io intesi la telefonata come una velata minaccia, proprio in quanto lui cercava di farmi capire che era inutile scappare da lui”.
Il rapporto con Bellavista
Fu proprio attorno a marzo che Angelo mi portò sotto casa, a Bari, proprio il Bellavista che cominciò a sondarmi perché io gli riferissi ‘nello spogliatoio che aria si respirasse’. Bellavista – continua – faceva dei discorsi allusivi, osservando che noi giocatori del Bari ci impegnavamo allo spasimo, ma facevamo uno sforzo inutile in quanto ci poteva essere una scorciatoia per conseguire dei risultati più proficui. Ricordo che scambiai con Bellavista il numero di telefono. Pur non avendone parlato esplicitamente era evidente che Bellavista faceva riferimento alla possibilità di alterare il risultato di qualche partita. Almeno quella fu la mia impressione.
Il ruolo del ristoratore Nico De Tullio
Nel verbale di Masiello, poi, c’è spazio anche per il ristoratore Nico De Tullio, già coinvolto nell’indagine napoletana sul calcioscommesse e finito nelle carte della prima tranche dell’indagine Last bet di Cremona. Secondo il calciatore, nel periodo in cui riceveva le richieste da Iacovelli, si recò da lui “Di Tullio Nicola, che ha il ristorante ‘Gianpaolo’ a Poggiofranco, frequentato da tutti i calciatori del Bari e dai dirigenti e che è a circa un chilometro dallo stadio di Bari”. Masiello afferma che “si presentò sotto casa mia un tardo pomeriggio, accompagnato da Iacovelli e da una seconda persona, un italiano. Il Di Tullio mi chiese di farli sapere se ci fosse stata una disponibilità a livello di spogliatoio, evidentemente sempre al fine di alterare i risultati di una partita. Non ricordo di che partita si trattasse, ma probabilmente faceva riferimento alla partita Bari-Chievo”.
i.cimm.



Che dire ,da tifoso barese chiedo a tutti gli altri tifosi,di chiedere umilmente scusa alla Famiglia Matarrese,per quanto riguarda tutti i giocatori coinvolti e scappati quest’anno da Bari,mi auguro una severa condanna tanto da non dover giocare + al calcio e auspico che la Famiglia Matarrese citi per danni tutti questi personaggi che tra l’altro se la tiravano quando dovevano spalmarsi gli stipendi sapendo di AVER FATTO RETROCEDERE UNA SQUADRA