
Lama Balice devastata dall’incendio di venerdì scorso che ha interessato una superficie di 22 ettari
PALESE – Eppure sono anni che si fanno proposte per ridurre il rischio di incendi. Sono anni che si firmano accordi per prevenire gli incidenti, ma poi… non si fa nulla.
Venerdì scorso, per l’ennesima volta la boscaglia di Lama Balice ha preso fuoco. Sono bastati un po’ di scirocco e una temperatura elevata (probabilmente con un mozzicone di sigaretta ancora acceso) per distruggere in poche ore 22 ettari di macchia mediterranea.
Prevenire gli incendi nella Lama Balice doveva essere un impegno imperativo per Comune di Bari, Provincia e Comune di Bitonto perché negli anni passati (ad esempio nel 2007 e 2008) altri incendi di grosse proporzioni avevano semidistrutto la macchia mediterranea e numerosi alberi che compongono l’habitat naturale. Un parco portato alla ribalta soprattutto grazie alla cooperativa Tracce Verdi o con iniziative encomiabili dell’associazione palesina Centrodarteottantanove di Piero Pantaleo. Due gruppi da elogiare in toto perché prima di tutto attraverso il loro impegno ed i pochi mezzi a disposizione dimostrano concretamente con tante iniziative turistico-culturali il loro amore verso questo ambiente naturale unico nella provincia di Bari. Un parco che, soprattutto nella parte della via vecchia per Modugno, da tempo subisce ferite mortali di tipo ambientale e strutturali. Basti pensare al ponte sul torrente Tiflis del 1881 che sta crollando letteralmente a pezzi.
Le probabilità che anche quest’anno il fenomeno dell’incendio boschivo si potesse ripetere erano alte tenuto conto che le abbondanti piogge di questi ultimi tempi avevano fatto crescere in maniera rigogliosa tutte le piante della Lama. Era facile immaginare che una volta rinsecchite, avrebbero formato potenziali accumuli di materiali facilmente infiammabili.
Per questo, alcuni cittadini di Palese tra cui Nicola Macina, Emanuele Maino, Vito Vasile e Piero Pantaleo, innamorati dell’habitat naturale di “abbasc a l sirr” come viene chiamato a Palese il Parco Lama Balice, invitavano, sin dal 2008, le autorità competenti a svolgere da subito un’azione preventiva finalizzata ad impedire che incendi di qualsiasi natura potessero distruggere il prezioso patrimonio di flora e fauna della Lama.
Oltre ad esprimere le loro preoccupazioni, gli stessi cittadini suggerivano di creare barriere tagliafuoco con fasce di aratura lungo il limite e dentro la Lama in punti strategici per arginare o rallentare l’avanzata del fronte del fuoco (Info http://www.protezionecivilebellizzi.it/viali%20tagliafuoco.htm.)
Anche un decespugliamento obbligatorio delle scarpate stradali e delle stesse strade che attraversano la Lama potevano essere utili per limitare il pericolo di incendio, suggerivano sempre gli stessi cittadini. E poi, doveva anche cessare l’uso improprio del territorio e del bosco, l’uso tollerato e compreso del fuoco perché visto come necessità; doveva finalmente morire la triste pratica dell’accensione del fuoco da parte di alcuni contadini che hanno fondi attigui o dentro la Lama “per far pulizia”, per distruggere i rovi, i cespugli dei boschi o l’erba secca. Ed ancora, gli stessi suggerivano di attivare tutte quelle apparecchiature che la moderna tecnologia metteva a disposizione: sensori per il fumo collegati via radio con i Vigili del Fuoco (esiste una caserma a poche centinaia di metri in Aeroporto) sistemi di monitoraggio tramite Gps ecc.
Nel 2008, come qualcuno ricorderà, Comune di Bari, Provincia di Bari e Comune di Bitonto stringevano un apposito accordo con l’associazione “Volontari soccorso protezione civile” di Cellamare. Oggetto dell’accordo era quello di predisporre un piano di sorveglianza antincendio nell’area di Lama Balice, 24 ore su 24. Come funzionava il servizio? Una vedetta dell’associazione presidiava la terrazza di Villa Framarino mentre una squadra di tre elementi era destinata all’attività di pronto intervento grazie all’utilizzo di un mezzo leggero. In caso di incendio, i volontari oltre ad allertare vigili del fuoco, corpo forestale dello Stato e polizia municipale, potevano utilizzare un’autobotte fornita da una ditta specializzata nominata dal Comune di Bitonto. L’associazione di volontariato si occupava della prevenzione degli incendi con lo sfalcio dell’erba secca e dei residui di vegetazione altamente infiammabili. L’onere finanziario, per far fronte all’accordo fu di appena 30mila euro da suddividersi in parti uguali tra i diversi enti interessati. Perché negli anni successivi l’accordo non si è ripetuto?
I 22 ettari di boscaglia bruciati si potevano salvare se non in toto almeno in massima parte. La delegata all’ambiente del Comune di Bari, Maria Maugeri, uno dei firmatari di quell’accordo0 dovrebbe, a parere di molti, farsi carico di ripristinare quell’accordo in sinergia con la Provincia e Comune di Bitonto. E’ un imperativo se si vuole veramente salvaguardare il Parco.
La prevenzione degli incendi boschivi, dicono gli addetti ai lavori, deve avere una ben definita impostazione culturale e diventare un patrimonio della coscienza individuale e collettiva. La scuola potrebbe far molto in questo campo.
Gaetano Macina



Spezzo una “sola” lancia a favore dei 3 Enti: la convenzione di primo intervento è stata fatta anche negli anni a seguire, compreso questo…
Il problema serio è a monte, manca la prevenzione nelle zone a rischio…manca un sistema di pulizia e decespugliamento da fare verso maggio, quando l’erba è ancora verde prima che diventi secca… bastano pochi soldi, anzi niente dato che gli enti hanno sempre in appalto ditte come la Multiservizi, per evitare simili tragedie…