BARI – Si avvalgono della facoltà di non rispondere i tre capi ultras accusati di violenza privata aggravata verso la squadra del Bari.
L’inchiesta è quella sul calcioscommesse, condotta dal procuratore capo Antonio Laudati e dal sostituto Ciro Angelillis. In questo filone risultano arrestati Alberto Savarese, 43 anni, Roberto Sblendorio, 41, e Raffaele Loiacono, 34. Secondo i magistrati i tre farebbero pressioni per combinare gli incontri Cesena-Bari del 17 aprile e Bari-Sampdoria del 23 aprile. Pressioni tanto “violente” che il calciatore Parisi sarebbe stato “schiaffeggiato” e l’intera tifoseria sarebbe stata spinta “a contestare” la squadra in corrispondenza del derby contro il Lecce del 15 maggio. Un “vero e proprio condizionamento psicologico”, ritiene anche il gip, che avrebbe subito uno “sprint” quando sarebbe giunta un’ennesima minaccia: Bellavista, ex giocatore del Bari indagato anche dalla Procura di Cremona nell’inchiesta gemella, avrebbe fatto intervenire “gente pesante”, ossia la malavita barese. Il tutto, secondo il gip, per ammorbidire la squadra “a piegarsi”. C’è da dire, però, che ad un certo punto gli ultras indagati tornano sui loro passi, chiedendo alla squadra di non perdere più le partite contro il Cesena e la Sampdoria e di vincere il derby contro il Lecce, “altrimenti vi ammazziamo”. Questo, sempre secondo il gip, non smuove l’accusa di violenza privata, provando invece quanto forte fosse la sospetta influenza degli ultras sui giocatori. Il magistrato, infatti, scrive che “sorge il fondato timore che il clima di terrore sorto intorno ai calciatore baresi abbia continuato a generare i propri frutti anche in epoca successiva”. Ed è proprio questo particolare a riflettersi sulla futura decisione della procura federale. Il gip ritiene che sui “calciatori incombeva l’obbligo di denunciare l’accaduto agli organi federali ma, a dire il vero, non erano nemmeno stati sollecitati in tal senso dai vertici della società per la quale erano tesserati e che avrebbero dovuto tutelarsi sia dalle minacce dei tifosi sia dalle legittime iniziative dell’Ufficio indagini della Federcalcio”.
D’altronde, continua il gip, “tra le righe delle dichiarazioni dei calciatori baresi” si legge “un forte senso di frustrazione ed impotenza per non avere rinvenuto un adeguato interlocutore ed idonea ‘protezione’ nemmeno nella società dinanzi alle minacce provenienti dai capi ultras: emblematiche al riguardo le dichiarazioni di Gillet”. L’ex portiere del Bari, infatti, rivelò ai pm baresi di aver riferito delle pressioni al direttore sportivo Angelozzi.
Ivan Cimmarusti




Tifo il bari da 40 anni, ora meglio fallire e liberarci dei matarrese, debiti e penalizzazioni. Meglio un campionato da dilettanti che vergognarci di continuare ad assistere a questo schifo! gianluigi