
L’esterno del nuovo teatro Abeliano in via Padre Kolbe a Japigia che sarà inaugurato il prossimo 3 febbraio alle 20
Troisi ricominciava da tre, l’Abeliano da quattro. Sì perchè il teatro, nato dalla forza, dalla caparbietà e dalla passione indomita dell’attore e regista Vito Signorile per il palcoscenico sembra aver trovato adesso la sua nuova casa, un luogo aperto alla città in cui continuare il proprio percorso culturale con il sostegno di amici e colleghi, ma soprattutto della gente comune che non ha fatto mai mancare il suo affetto. Una storia che parte da lontano: dagli esordi nel 1969 in un seminterrato in Piazza Garibaldi al primo trasferimento, sempre in un seminterrato, in via Giovanni XXIII nel 1972, alla struttura che dal 1977 in Largo 2 Giugno al luglio 2009 ha ospitato eventi, spettacoli, mostre e concerti aperitivo. Adesso, dopo un paio d’ anni di girovagare (una delle stagioni è stata programmata al Piccinni), in via Padre Kolbe, rinasce, finalmente, il nuovo Teatro Abeliano, grazie all’aiuto della Chiesa della Resurrezione che ha messo a disposizione un terreno e un rustico che è stato ampliato e modificato su cui doveva sorgere una sala cinematografica. Una nuova casa, polivalente, che sarà inaugurata il 3 febbraio alle 20, alla presenza delle autorità laiche ed ecclesiastiche e con la benedizione del vescovo di Bari, Monsignor Cacucci così come annunciato oggi in una conferenza stampa svoltasi sul cantiere, a cui, oltre al direttore artistico, ha partecipato l’architetto che ha curato il progetto, Luca Ruzza. “E’ davvero una nuova casa in cui poter continuare a sviluppare la nostra attività che è sempre stata polivalente – ha sottolineato Signorile – in cui moltiplicare le occasioni e le modalità di fare cultura, con un allargamento esponenziale alle collaborazioni. Nasciamo in un momento di crisi generale e di crisi anche per il nostro settore, ma abbiamo deciso di cominciare questa nuova avventura, nonostante le difficoltà, in autoproduzione, attraverso l’opera della Fondazione Teatro Abeliano che ha trovato subito le adesioni di Padre Bova, Giorgio Otranto, Lino Patruno, Raffaele Nigro, Alfredo Polito, Antonio Velardocchia, Armando Regina, Ada Campione, Sabina Minerva, Franco Polemio, Giuseppe Scattarelli e tanti altri e con l’avvio della campagna per le sottoscrizioni popolari “Adotta il nuovo Teatro Abeliano ” in cui si sono distinte le compagnie e gli artisti pugliesi come l’Anonima Gr, Gran teatrino, Diaghilev, Tiberio Fiorilli, Kismet,Terrae, Jazz Studio Orchestra, Altradanza, Ottaviano, Radicanto, Stornaiolo. Agli amici baresi si sono aggiunti, per sostenerci, anche Centro Rat di Cosenza, Teatro del Sangro di Lanciano e Teatro Bertolt Brecht di Formia e tante compagnie – ha proseguito Signorile – hanno regalato come atto di adozione un loro spettacolo. Siamo in un quartiere in grande espansione e credo che questo sia importante per avviare nuove strade culturali. Complessivamente il teatro avrà 300 posti, 294 più 6 postazioni per diversamente abili, una tribuna retraibile che chiusa occuperà solo un metro e venti, con un palcoscenico di 13 metri per dieci di profondità, alto sei metri e mezzo, leggermente più piccolo del Piccinni. Questo ci permetterà di avere una struttura in funzione 365 giorni l’anno, che potrà essere usata come teatro di posa o spazio di promozione per il cinema digitale”. Un progetto ambizioso (lio sponsor ufficiale è la Banca Popolare) che sulla carta costerà 750 mila euro, sostenuto anche dalla quinta Circoscrizione (Japigia – Torre a mare) e dal Teatro pubblico pugliese che ha promesso collaborazione e ipotesi di programmazione. Intanto troveranno spazio nella nuova struttura l’Altradanza di Mimmo Iannone, Roberto Ottaviano col suo gruppo, Paolo Lepore con la sua JSO, e probabilmente tantissimi artisti baresi costretti ad operare in strutture di fortuna. Ripartiranno laboratori teatrali e musicali per ogni età, collaborazioni con le scuole di ogni ordine e grado, serate a tema e presentazione di libri. “Abbiamo immaginato – ha dichirato l’architetto Ruzza – lo stage integrato con la sala, con un palcoscenico basso a venti centri di altezza e una gradinata retraibile che può essere impacchettata in un metro e venti lasciando questo spazio fruibile per altre forme di spettacolo. La polifunzionalità di un luogo non è data da una programmazione che possiamo immaginare a priori, ma dal fatto che si possono avere delle possibilità che man mano si potranno sperimentare. Il nuovo teatro Abeliano sarà un luogo aperto alla città e lo sarà concretamente già a partire dal foyer. Abbiamo realizzato una grandissima vetrata dove in genere ci sono portoni o serrande che anche visivamente sono una chiusura. Con un atto che riteniamo coraggioso, dopo averne discusso con Vito e tutti i compagni di lavoro che hanno permesso di realizzare questa avventura, abbiamo optato per questo tipo di soluzione in cui tutto è a vista così passando lì vicino in qualsiasi momento si potrà vedere quello che accade all’interno. Un luogo quindi che possa essere ospitale, aperto anche alle nuove generazioni e ad un pubblico che scoprendo un teatro nuovo in questa zona possa trovare interesse e curiosità per tutto quello che lì avviene. Quello che desidero aggiungere – ha concluso l’architetto – è l’impegno delle maestranze baresi e non, che permetterà la realizzazione del progetto nei tempi previsti”. A celebrare l’apertura una performance di suoni e immagini con la mostra degli scatti, in bianco e nero, del primo fotografo dell’Abeliano, il compianto Rocco Errico. Primo evento invece per la rassegna Actor il 17 febbraio Re Borbone e tre barboni di Vito Maurogiovanni.
Gilda Camero


