E’ strano proclamarsi difensori del diritto allo studio, attaccando il ministro Gelmini, quando poi una cinquantina appena di ragazzi impedisce di fare lezione agli altri 1600. E per di più rifiuta ogni confronto serio con gli esperti proprio sui contenuti della riforma contestata.
La vicenda dello Scacchi, il liceo scientifico barese dove nelle ultime due settimane si sono già perse tre giornate di lezione per le manifestazioni degli studenti, è emblematica. Ieri una trentina di ragazzi si è asserragliata nell’istituto alle 7 di mattina. Il preside, Giovanni Magistrale, ha dovuto avvisare le forze dell’ordine che, a loro volta, per entrare hanno chiamato i vigili del fuoco per rompere le catene.
Il professor Magistrale è persona molto aperta alle istanze dei ragazzi e ha cercato in ogni modo di favorire l’approfondimento dei temi oggetto di contestazione, per capire esattamente che cosa non va.
I ragazzi sostengono che la Gelmini attacca il diritto allo studio? Bene, il preside ha invitato i docenti di Storia, Italiano, Filosofia e anche Religione ad approfondire con gli studenti i temi della riforma della scuola e dell’università durante le ore di normale lezione, e ha invitato i ragazzi a indicare i nomi di esperti a loro graditi. Ma, dice il preside, non se n’è fatto nulla perché chi guida queste proteste ha bisogno di una sorta di “trasgressione” per avere successo. Discutere seriamente in ambito scolastico, aiutati dagli stessi docenti, non è certo “trasgressione”. Non andare a scuola la mattina o meglio ancora occupare l’istituto magari anche di notte invece ottiene il consenso di più gente, e modifica forse i comportamenti di quel 90 per cento di studenti che non condivide la protesta ma non può dire no a qualche giorno di vacanza. Non è certo un caso se proprio prima delle feste di Natale in Italia aumentano le cosiddette ‘autogestioni’ (praticamente non si fa lezione). Chiaramente un modo di anticipare e allungare le vacanze.
Ma c’è un altro dato che fa riflettere: gli studenti non amano tenere le loro assemblee di pomeriggio. Eppure così si garantirebbe il diritto allo studio di chi la mattina vuole fare lezione, quel diritto allo studio che i giovani dicono di voler difendere contro “l’indegna Gelmini”. La ragione di questo comportamento è semplice: nelle assemblee pomeridiane si presenta appena una ventina di ragazzi, al massimo trenta. Rispetto ai 1600 che frequentano l’istituto è poca cosa!
Comunque il preside dello Scacchi un risultato lo ha ottenuto: lunedì e martedì prossimi per metà mattinata si farà lezione e per l’altra metà assemblea di approfondimento. Ma entro sabato, spiega il dirigente, i ragazzi dovranno presentare un dettagliato programma. Altrimenti non saranno approfondimenti, ma solo chiacchiere.
Nello Mongelli


Lei non conosce assolutamente le dinamiche scolastiche e, soprattutto, dimostra di non conoscere i fatti dello Scacchi.
Ma a parte questo, dimostra di non sapere qual è l’obiettivo di uno sciopero: creare disordine, bloccare il servizio, far discutere. Crede davvero che un paio di lezioni con i prof di storia possano risolvere i problemi? Sono 44 anni che gli studenti scendono in piazza per protestare. Lei scrive, cito testualmente, “Non è certo un caso se proprio prima delle feste di Natale in Italia aumentano le cosiddette ‘autogestioni”. Ma chi lo ha detto? Quali sono i dati in suo possesso?
Poi, continuo a citare testualmente: “Non andare a scuola la mattina o meglio ancora occupare l’istituto magari anche di notte invece ottiene il consenso di più gente, e modifica i comportamenti di quel 90 per cento di studenti che non condivide la protesta ma non può dire no a qualche giorno di vacanza”. Ma il dato del 90% da dove viene?
Lei scrive ancora che “nelle assemblee pomeridiane si presenta appena una ventina di ragazzi, al massimo trenta. Rispetto ai 1600 che frequentano l’istituto è ben poca cosa!”. MI risulta che questo inverno si sono tenuti seminari sulla riforma, a cui hanno partecipato circa 400 ragazzi alla volta.
Ho tre figli che hanno fatto e fanno le superiori e uno frequenta proprio lo Scacchi. Mi dispiace contraddire Silvio ma secondo la mia esperienza le cose scritte nell’articolo corrispondono al vero. Forse qualche dato è esagerato come spesso fanno i giornalisti (invece che il 90 magari sarà l’80 o il 75 per cento, invece che 30 i ragazzi saranno 50 o 80 nelle assemblee pomeridiane) ma l’approccio dei giovani a questo tipo di problematica è legata proprio a quello stato d’animo che l’autore dell’articolo ha efficacemente definito con la parola “trasgressione”.
Ecco, è il termine giusto, che mi ha fatto ricordare l’epoca in cui anch’io avevo 16 o 17 anni e “trasgredire” mi dava un senso di liberazione indescrivibile. Fare x, niente scuola e niente giustifica, la ribellione all’autorità, che sensazioni magnifiche! D’altronde Silvio stesso scrive che “l’obiettivo di uno sciopero è creare disordine, bloccare il servizio”. Proprio così, ha ragione. Però bloccare il servizio significa attaccare quel diritto allo studio (degli altri) che si dice di voler difendere.
Sulle autogestioni vicine ai periodi di vacanza non ho dati precisi, ma la mia impressione è che un certo nesso ci sia. E aggiungo che il fenomeno negli ultimi tre anni anni mi sembra stia scemando.
Che sia l’effetto della terribile Gelmini? O il voto in condotta? O il massimo consentito di assenze? Non a caso per la prima volta dopo 20 anni la scuola italiana guadagna posizioni nel mondo secondo gli importantissimi test Ocse Pisa. Forse i ragazzi studiano di più. Speriamo.
Comunque un po’ di trasgressione ogni tanto non fa male!
Piuttosto qualcuno mi spiega come mai gli studenti decidono la mobilitazione generale proprio nel giorno in cui la Camera deve votare la fiducia a Berlusconi? Non è che per caso i ragazzi sono strumentalizzati dai soliti politici nascosti nell’ombra? Gli incidenti accaduti a Roma sono gravissimi!
Gianni, mi scusi, ma cosa dice?
Anche lei non sa… evidentemente parla poco con suo figlio.
La tragressione è qualcosa che lasciamo a voi uomini adulti. Noi facciamo le esperienze, che sono cosa diversa. L’obiettivo di uno sciopero è bloccare il servizio, mostrare all’Italia che i ragazzi non ci stanno ad essere castrati. Perché dobbiamo pagare noi gli errori commessi da voi? E per voi, non intendo voi che scrivete sul sito, ma la classe dirigente. I tagli all’istruzione sono deleteri per lo sviluppo culturale di noi giovani. Ai seminari pomeridiani sulla riforma Gelmini (quindi non si tratta di assemblee come continuate a definirle, ma seminari di studio sulla riforma) hanno partecipato fino a 400 studenti. Leggendo l’articolo come anche il suo post, non posso far altro che notare il paraocchi che avete. Cercate di dialogare di più con i vostri figli e scoprirete un universo (compreso conoscere le dinamiche scolastiche e gli incontri pomeridiani sempre molto seguiti).
Rispondendo al signor francodinomedifatto, non posso far a meno, anche in questo caso, di notare una scarsa lucidità di ragionamento. Crede davvero che sia stato un caso che abbiamo manifestato oggi? Signor francodinomedifatto, è chiaro che volevamo la caduta del governo, così che la riforma Gelmini si bloccasse. Insomma, ma volete capire il mondo giovanile prima di giudicarlo?
Ma se la riforma Gelmini deve ancora passare, come può dire che la scuola italiana guadagna posizioni grazie alla stessa?? Questa superficialità nei fatti fa capire come sia facile parlare ripetendo a memoria le parole che si sentono ai telegiornali, e pochi ormai sono dotati di un vero e personale senso critico. Come Franco che se ne esce con la solita storia dei ragazzi strumentalizzati dai partiti…ma non pensavo che le menzogne raccontate dai soliti capetti potessero incidere così tanto!!! Ma la vogliamo smettere di trovare delle giustificazioni infondate per i fatti che non ci piacciono??? GLI STUDENTI PROTESTANO PERCHE’ VOGLIONO PROTESTARE, perchè sono contrari alla politica del personalismo e degli interessi di chi vuole fare delle scuole e delle università una fonte di proprio guadagno, chi non fa altro che rubare il futuro dei vostri figli; è il caso di dirlo, VERGOGNA.
Questo “Il diritto allo studio si difende facendo lezione” ricorda vagamente una recente affermazione del Presidente del Consiglio. I veri studenti hanno il DOVERE di protestare. I ragazzi della Normale di Pisa hanno occupato. I fisici italiani al CERN sono saliti sui tetti del famosissimo Centro di Ricerca. Stiamo parlando delle eccellenze del nostro paese!
Il preside Magistrale propone approfondimenti con i docenti: lo Scacchi ospita docenti preparatissimi che (con la loro coscienza di lavoratori del sapere) hanno da subito iniziato a parlare con i ragazzi della riforma, mentre lo stesso preside a chi (studente) intervenisse in merito all’operato del MIUR in assemblea affibiava subito il nomignolo “piccolo politico”, a chi (docente) volesse esprimere il proprio dissenso in una forma di protesta volta a destabilizzare il sistema che girava attorno a sprechi e magagne (il no alle gite scolastiche) metteva un bavaglio, etichettando tale protesta come decisione presa per motivi puramente didattici.
La home page del portale della scuola ospita le voci “Lo Scacchi sui giornali”, “lo Scacchi in tv”: lo Scacchi NON è una vetrina di studenti modello, lucidi e sorridenti. E’ formata da centinaia di ragazzi impegnati delle proteste, o dediti alla nullafacenza, o ancora semplicemente indifferenti a quello che succede fuori. Non ci sono percentuali, modelli o schemi per semplificarne il mondo.
E prima di ipotizzare assemblee pomeridiane legga lo Statuto degli Studenti e delle Studentesse: i ragazzi, di pomeriggio, STUDIANO!
Parlo da ex alunno dello Scacchi. Come i ragazzi che oggi manifestano le loro ragioni in forma di occupazione o autogestione anche noi occupavamo l’istituto, non sempre con la piena consapevolezza di ciò che volevamo esattamente. Si discuteva, si facevano laboratori, molti cazzeggiavano. Poi le manifestazioni e i cortei. E anche allora ci si divideva, si contestava il preside colpevole di non concedere mai abbastanza spazio alle idee. Non eravamo politicizzati ma ci bastava vivere quell’esperienza totale, sentirci protagonisti di una qualche forma di cambiamento. A quell’età si può e si deve. Ahimè col tempo poi si scopre che il cambiamento è cristallizzato dentro slogan e logiche politiche sempre ferme al ’68 o giù di lì, “più diritto allo studio meno tagli”. Per alcuni la lotta continuava all’università. Per molti l’esperienza finiva là. Oggi vedo in questi studenti lo stesso fervore e le stesse attese e pretese. Spero che questi ragazzi oggi imparino ad apprezzare il valore dell’esperienza di una protesta più che i probabili risultati concreti, senza dimenticare che questa scuola vi apparterrà anche quando ne sarete usciti.
Sono uno Studente del Liceo Scientifico Scacchi di Bari. Un Liceo che da anni è considerato una delle officine, assieme ad altri licei della città, che forgiano la classe dirigente barese del futuro. Nell’articolo scritto dal “carissimo” Nello Mongelli, riguardante la protesta degli studenti del Liceo Scientifico Scacchi, si dice cosa inesatta quando si afferma che gli studenti cercano in tutti i modi di ottenere le assemblee in mattinata, perché da qualche anno a questa parte gli studenti del liceo, possiedono una forma di riunione chiamata “Agorà” , nome usato con piena cognizione di causa, che specialmente in questo ultimo e concitato periodo ha registrato affluenze record.
Il gesto dell’occupazione è un movimento tanto di forza quanto di testa, che è arrivato in concomitanza con gli studenti di tutta italia, che non manifestano soltanto contro la riforma Gelmini, ma che sono stanchi di anni di riforme sbagliate, figlie dell’economia del risparmio, in cui la parola “Meritocrazia” non è mai apparsa.
Lo scacchi non è solo il Sig. preside Giovanni Magistrale, lo scacchi siamo sopratutto noi studenti, che ci sentiamo tutti indignati per questo pezzo di “alto” giornalismo, in cui sono state riportate voci parziali riguardo la giornata del 13 Dicembre e in cui sono stati completamente dimenticati i “protagonisti” di quella giornata, noi studenti. Non delinquenti oziosi, che vogliono allungare le vacanze, ma “cervelli pulsanti” timorosi che qualcuno gli rubi il futuro.
A conclusione io invito lei o chiunque della redazione a seguire uno di quei approfondimenti che noi studenti presiederemo nei giorni 21 e 22 Dicembre.
Mi rivolgo direttamente al direttore Nello Mongelli. Con mio grande dispiacere al giorno d’oggi si fa un grande abuso dell’articolo d’opinione. Ciò non giustifica il carattere infondato del Suo articolo d’opinione. Nessuno Le può negare il diritto di esprimere le Sue idee, purché queste siano fondate su FATTI realmente avvenuti.
La prego, dunque, di revisionare il proprio operato, sopratutto alla luce del ruolo che Lei assume nella redazione di questo giornale. Distinti Saluti.
Una studentessa del L.S.S. A. Scacchi
Buongiorno, Sto cercando alcuni chiarimenti in merito alla funzione dei giornali e dell’informazione dato che forse non mi è chiara, a quanto mi risulta i giornali dovrebbero riportare i fatti che accadono all’interno della loro sfera d’azione, sia essa nazionale o cittadina come nel vostro caso. Da ciò ho sempre inteso che significasse riferire le notizie così come sono. Con questo mi riferisco all’articolo riguardante l’occupazione della mia scuola in data 13 dicembre. Non una delle parole che ho letto corrispondono al vero, e sono solo un pessimo e poco credibile travisamento della realtà, palesemente filtrato dalla persona decisamente di parte del nostro preside, tacendo rilevanti verità che sarebbero potute venir fuori se si fossero ascoltate entrambe le parti responsabili degli eventi, o perlomeno si fosse ascoltata qualche persona diversa dal solo preside il quale altro non è che la figura preposta alla gestione burocratica di un ufficio pubblico anche se con mansioni particolari, e certo non la sintesi del pensiero di quella moltitudine di soggetti che intrecciano le loro vite in una scuola.
Malauguratamente non credo si prefigurino gli estremi sufficienti all’avvio di un procedimento legale, procedimento che mi sarebbe molto piaciuto poter avviare.
Purtroppo mi rendo perfettamente conto che ci risulterà ben difficile ottenere lo spazio che spetta a tutte le altre interpretazioni del gesto, ma non per questo desisto dal richiedere la possibilità di scrivere un articolo di risposta.
Andrea Scuteri
Rappresentante d’Istituto del L.S.S. Scacchi
Mi scusi Gianluca, ma dove è scritto nel mio post che la riforma Gelmini è già passata? Io ho parlato di “effetto Gelmini” a proposito delle novità introdotte dal ministro nella scuola secondaria. La riforma che deve ancora passare è quella dell’università! Ma è mai possibile fare tale confusione? E mi accusa pure di “superficialità” e del fatto che parlerei “ripetendo a memoria le parole che si sentono nei telegiornali”. Le propongo allora un altro bellissimo passaggio del suo post: “GLI STUDENTI PROTESTANO PERCHE’ VOGLIONO PROTESTARE, perchè sono contrari alla politica del personalismo e degli interessi di chi vuole fare delle scuole e delle università una fonte di proprio guadagno, chi non fa altro che rubare il futuro dei vostri figli”.
Ma questi sono solo slogan!!! Questo vuol dire parlare a memoria!! Le manca solo di cantare “meno male che Silvio c’è” e il quadretto è completo!
A parte gli scherzi, chiariamo bene:
1) La scuola è una cosa l’università è un’altra: argomenti distinti
2) I test Ocse Pisa (attenzione, non è la città toscana!) si fanno a studenti di 15 anni, quindi stiamo parlando di scuola superiore
3) Lo studio Ocse Pisa è composto di vari volumi con migliaia di pagine. Lo legga, è interessantissimo perché gli esperti internazionali cercano di capire come mai ad esempio la Corea sia arrivata ai primi posti pur avendo classi formate da 40 alunni o le ragioni dell’incredibile recupero dell’Italia dopo anni di caduta verticale
4) Non so che età abbia lei. Probabilmente è molto giovane (come la invidio!) e allora posso capire: a quell’età la conoscenza dei fatti è ancora in nuce. E’ una questione anagrafica, è capitato a tutti. Anch’io da ragazzo credevo di sapere molto.
5) Un piccolo consiglio: non accusi l’interlocutore di superficialità se prima non si è accertato bene di come stanno i fatti.
L’importante comunque è il dialogo. Adesso di certo ne sappiamo di più tutti e due.
Cordiali saluti
Mi limito ad un appunto: il suo concetto di diritto allo studio è riduttivo, banale, qualunquistico. Non è diritto di seguire le lezioni, come lei afferma, ma diritto ad una scuola di qualità, diritto di poter portare a termine i propri studi senza vedersi preclusa la possibilità di farlo da provvedimenti legislativi. Diritto dei meritevoli non abbienti ad un intervento sussidiario dello stato. Per una scuola e per un’università di qualità è necessario investire, e non tagliare ciecamente con la scusa della razionalizzazione. In questa prospettiva, le sue tesi crollano. Il governo ha manifestato il preciso intento di liberarsi del peso che l’istruzione pubblica esercita sulle casse dello stato. Il fondo per le borse di studio universitarie ha subito un taglio dell’89%. Gli studenti hanno il diritto/diovere di manifestare il proprio dissenso: riunirsi in assemblea non è una forma di protesta, ma lo stadio precedente. Le sue sono parole ripetute migliaia di volte dai cosiddetti attivisti dell’ultimo minuto (non che la si possa considerare un attivista, il suo ruolo è un altro), che ritengono di dover analizzare e sminuzzare il capello-riforma, inconsapevoli del fatto che questo passaggio sia già stato effettuato, sin dal 2008, e non una volta sola (pensi lei). Vado di fretta questa mattina, ma mi preme dirle che le considerazioni da lei espresse sviliscono l’intelligenza degli studenti che legittimamente esprimono il proprio dissenso nei confronti di una riforma (quale sia poi il suo giudizio in merito, è chiaro: “la riforma non è il massimo, ma non è da buttare”) da molti altri, non solo studenti, a ragione contestata. Ritiene forse che la cosiddetta maggioranza silenziosa esista realmente? o magari si tratta solo di un gran numero di ragazzi distanti anni luce dal dibattito politico e impermeabili a qualsiasi avvenimento di rilevanza pubblica al di fuori della cronaca nera o rosa? suvvia, è questo il modello adolescenziale che la mediaset ha cercato di ricreare con la sua pedagogia subliminale, con la sua fabbrica di distrazioni dalla scena politica. Non sono mica tutti ragazzi svegli, brillanti ed informati, quelli che non prendono parte alla protesta, tutt’altro. Fuori dal suo ufficio la realtà è ben diversa.
Sono una docente trentenne (precaria) che segue con attenzione i problemi della scuola.
Scrive Sandro nel suo post: “Per una scuola e per un’università di qualità è necessario investire, e non tagliare ciecamente con la scusa della razionalizzazione”. E’ vero, non si fanno le nozze con i fichi secchi. E soprattutto non si deve tagliare ciecamente, ma a seconda dei settori.
Vediamo allora che dicono le cifre. Dalla tabella Education at a Glance 2006 Ocse emerge che l’Italia investe nella scuola il 3,6% del Pil, una quota inferiore alla media Ocse che è il 3,9%. Ma il dato interessante è che la differenza non sta della scuola pubblica (dove l’Italia investe il 3,5 come la media Ocse) bensì nella privata dove il nostro Paese spende addirittura solo lo 0,1 % del Pil contro la media dello 0,4.
NESSUNO INVESTE COSI’ POCO NELLA SCUOLA PRIVATA!!!! Neanche la Grecia che sta allo 0,2.
La differenza diventa schiacciante facendo il confronto con i Paesi più evoluti di grande tradizione formativa come la Gran Bretagna o la Germania (quest’ultima sta investendo molto) Sia i britannici che i tedeschi spendono per la scuola privata lo 0,6 % del PIl, quindi SEI VOLTE L’ITALIA!!!!! A livelli molto alti sono anche giapponesi, francesi, svedesi.
Se vediamo la spesa pro capite il nostro paese batte tutti: 5.710 DOLLARI PER OGNI STUDENTE! Dove finisce tutto questo denaro? Una spiegazione potrebbe essere che la struttura pubblica rende poco perché ci sono sprechi micidiali.
Credo che noi tutti dobbiamo riflettere su questi dati. C’è qualcosa che non va nella macchina pubblica. Proprio per le ragioni esposte da Sandro, occorre non tagliare alla cieca, ma a seconda dei settori.
E a questo punto mi chiedo: perché non copiare da tedeschi, inglesi, giapponesi, francesi, svedesi investendo di più nelle private? Potrebbe essere una strada.
Da loro funziona.
Brava Mariella. Noi studenti dobbiamo imparare a ragionare sulla base di dati concreti, percentuali, analisi statistiche. Solo così potremo contestare con cognizione di causa quello che fanno i politici. Solo così non saremo presi in giro. Devo dire però che i dati da lei forniti sono per me sbalorditivi. Non avrei mai immaginato una cosa del genere! L’Italia ultima nel mondo come investimento nella scuola privata?
DA NON CREDERCI !!!
Però ne prendo atto. Sono dati Ocse.
Ammiro la costruttività dell’analisi di Mariella, non posso dire lo stesso circa il merito dei contenuti esposti. Il senso delle lotte studentesche, soprattutto di quelle degli ultimi anni, è quello di salvaguardare il settore dell’istruzione pubblica dalla progressiva svalutazione qualitativa che i succitati tagli indiscriminati stanno creando e continueranno a creare -salvo improbabili ripensamenti dell’”autorità” governativa- non quello di promuovere uno spostamento di capitali a beneficio delle scuole private, le quali non forniscono le garanzie di accessibilità di tutte le fasce sociali e sono regolate dalla logica del profitto, fortunatamente estranea (oramai molto relativamente) alla scuola pubblica. Come giustamente ripeteva, dinanzi al mio grande stupore, Pierluigi Bersani nella 2° o 3° puntata di Vieni via con me, ci sono diversi settori, fra i quali vi è anche l’istruzione, che non possono essere affidati al mercato, alla logica del profitto, perchè il mercato genera squilibri, diseguaglianze, non garantisce parità di trattamento, parità di diritti, di possibilità. La scuola pubblica è garanzia di accessibilità e la cura di essa è il migliore strumento di tutela del diritto allo studio, il quale -ribadisco- non è il diritto di seguire le lezioni senza turbativa alcuna, ma diritto di vedere le proprie tasche, piene o vuote che siano, comunque sufficienti per potersi garantire una formazione dignitosa. Ribadisco la mia severa contestazione alle critiche superficiali e gravide di qualunquismo rivolte agli studenti dall’autore dell’articolo.
Scusate se mi intrometto.
Anche se non sono più un liceale (purtroppo) ho seguito con curiosità il dibattito sullo Scacchi. Scrivo soprattutto a Sandro del 16 dicembre, che dimostra una chiusura mentale ed una infarcitura ideologica preoccupanti, tipica purtroppo di chi crede che fare politica sia offendere e denigrare tutti quelli che si occupano di altro. In realtà non c’è da preoccuparsi: dipende dall’età, col tempo capirete come funziona il mondo.
Io, comunque, ho quasi 50 anni e ho vissuto gli anni delle superiori quando Mediaset non era ancora nata. Scioperi e occupazioni andavano allo stesso modo di oggi: una minoranza si sente impegnata, tutti gli altri ne approfittano per non andare a scuola. Personalmente non sono mai entrato ad uno sciopero: o restavo a casa a dormire, o andavo a giocare a pallone, o (se ne avevo la possibilità) uscivo con qualche ragazza. Nel frattempo già da allora leggevo i giornali: mi interessavo alla cronaca nera, allo sport e tutto quello che tu giudichi retaggio di Mediaset. Semplicemente perché omicidi, furti, rapine, pallone e… attrici che posavano su Play Boy (le veline di oggi) esistevano già. Eppure mi sono diplomato, ho un lavoro di cui non posso lamentarmi e figli che, nonostante il sottoscritto, studiano con profitto.
Non mi sembra di non essere stato sveglio e non conosco nessuno di quelli che alla tua età protestavano, come fai tu adesso, che oggi continuano ad essere legati alle stesse idee. E’ giusto che tu creda in quello che fai, ma almeno abbi il buon gusto di non offendere chi non è d’accordo con te. Ti sembrerà strano, ma rispettare la libertà di scelta degli altri si chiama “democrazia” e fa parte del senso civico che ognuno di noi dovrebbe avere.
Infine, siccome ho vissuto in tempi non sospetti quello che stai vivendo tu, ti do appuntamento a fine gennaio: voglio proprio vedere se starai ancora occupando la scuola o se starai con la testa sui libri per salvare i voti del primo quadrimestre…
Ciao.
Da un articolo molto criticato è venuto fuori questo interessantissimo dibattito. Ci sarebbe da dire: non tutto il male vien per nuocere.
Anche io ero un po’ critico su quel pezzo ma poi, vedendo tutte queste reazioni, ho capito che il direttore deve aver toccato qualche nervo scoperto. E allora, pur non condividendone il contenuto ho pensato: forse è meglio questa stampa che non quella dei giornalisti demagoghi e dei politici che dicono ai ragazzi “bravi, andate in piazza, occupate le scuole, vi rubano il futuro”, ma poi non propongono nulla di realmente praticabile.
Io da parte mia condivido e sottoscrivo integralmente il commento di Attilio. Bellissimo quel suo passaggio “ci bastava vivere quell’esperienza totale, sentirci protagonisti di una qualche forma di cambiamento. A quell’età si può e si deve. Ahimè col tempo poi si scopre che il cambiamento è cristallizzato dentro slogan e logiche politiche sempre ferme al ‘68 o giù di lì, “più diritto allo studio meno tagli”.
E aggiungo: Ragazzi, non cristallizzatevi dietro i soliti slogan. Le forme e i contenuti della protesta devono cambiare. Soprattutto i contenuti devono riempirsi di pragmatismo e non di sterile teoria. Altrimenti sarà il mondo a non cambiare mai. Neanche un po’.
P. S. Complimenti anche a Mariella. Ho scoperto dati che non avrei mai neppure lontanamente immaginato. Riconosco la mia scarsa conoscenza.
Ragazzi, qui c’è da riflettere
Meno male che ogni tanto c’è qualche giornalista che ha il coraggio di dire come stanno le cose, chiamandole con il loro nome. Invece di criticare l’autore di questo articolo dovremmo avere l’onestà di riconoscere che la maggior parte delle persone sa benissimo che la verità è proprio questa!
Ma non si può dire. Non è politically correct. Si rischia di essere esclusi dai soliti conformisti da salotto paludati finti progressisti in realtà veri conservatori.
SECONDO ME OCCUPARE CON LA FORZA UNA SCUOLA VUOL DIRE COMPORTARSI DA FASCISTI !!!!!!
Non di chiusura mentale trattasi, mio caro franchino forza bari, ma di autodifesa, dalle pesanti -seppur celate dietro modi gentili- critiche rivolte agli studenti dall’autore dell’articolo. Sostenere che la vera protesta è quella di chi fa lezione la mattina è una banalità. La protesta degli ultimi anni non prende le mosse da un rancore generazionale fine a se stesso, ma poggia sui rovinosi provvedimenti economico-legislativi del binomio Gelmini-Tremonti, opportunamente giustificati con le motivazioni della lotta agli sprechi e l’introduzione di criteri di valutazione del merito: operazioni di facciata dietro le quali campeggiano drastici tagli al settore (taglio del 90% al fondo delle borse di studio => introduzione del prestito d’onore= i laureati privi di mezzi, richiedenti prestito allo stato, sommersi di debiti prima ancora di essersi riusciti ad inserire nel mercato del lavoro).
La sua è la tipica posizione di chi crede di sapere (a torto) e si permette di giudicare, giocando sulla differenza d’età, che le assicuro, non è garanzia di superiorità. Mi parla della sua vita, del fatto che è riuscito a metter su famiglia senza mai aderire ad una manifestazione come fosse un vanto, ed al contempo uno strumento di delegittimazione delle motivazioni da me esposte. Non è mia intenzione mancare di rispetto a chi la pensa diversamente da me, ma difendere le mie ragioni dinanzi a chi accusa con pesante banalità un movimento di persone che realmente credono nelle proprie battaglie. Qui si tratta di veder tagliate fuori dal solco dell’istruzione pubblica intere fasce reddituali. La mia non è chiusura ideologica: crescendo rimarrò sempre dell’idea che l’attuale governo è fatto di persone incompetenti, alle quali poco sta a cuore l’interesse del paese, specie nella sua componente più “debole”. Come nella canzone di De Gregori “sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai”, non perchè sia un fanatico estremista (cosa peraltro non vera) ma perchè fortemente credo nell’importanza di scuola ed università pubbliche e di qualità, nella necessità di contrastare tutti coloro che mirano alla criminalizzazione del dissenso e di convincere i faciloni del loro torto, con pratiche democratiche si intende. Per inciso: non sono più da qualche anno un liceale, dunque è mio dovere tenere la testa china sui libri per tutto l’anno e non solo a gennaio, se questo può servire per dimostrare la mia coerenza.
Caro Sandro,
siccome non intendo passare il resto della vita a discutere degli stessi argomenti di cui i giovani discutono dagli anni Settanta, mi limito ad alcune riflessioni. Dopo di che non aggiungerò null’altro. Prometto.
Nei tuoi discorsi ci sono troppi slogan; il che dimostra, appunto, la chiusura mentale e l’arroccamento su posizioni che non portano da nessuna parte. Se provassi a scostare il paraocchi e studiassi (o quanto meno ti informassi) la storia contemporanea, sapresti che negli ultimi sedici anni questo Paese è stato governato per otto anni e mezzo dal centrodestra e per sette e mezzo dal centrosinistra. Se frequentassi di più gli ambienti scolastici senza bandiere ideologiche sulle spalle, sapresti anche che alcuni ministri che hanno preceduto la Gelmini (Berlinguer e Fioroni, entrambi di centrosinistra) avevano già provato a fare quello che l’attuale ministro sta facendo. Peraltro, vai a leggerti le carte, clonando in pratica le scelte dei predecessori.
Per quanto riguarda le offese a quelli che non la pensano come te, sono cristalline. Sei tu che hai scritto il 16 dicembre, parlando di “modello Mediaset” e di “pedagogia subliminale”, di “un gran numero di ragazzi distanti anni luce dal dibattito politico e impermeabili a qualsiasi avvenimento di rilevanza pubblica al di fuori della cronaca nera o rosa”. E sei sempre tu, riporto testualmente, che hai concluso che “non sono mica tutti ragazzi svegli, brillanti ed informati, quelli che non prendono parte alla protesta, tutt’altro”.
Se non vuoi chiamarle “offese”, chiamale pure “languide carezze”. Non cambia la sostanza.
Concludo con un suggerimento. Io la mia strada in gran parte l’ho percorsa nonostante non abbia seguito i tuoi buoni indirizzi; tu, anche se non sei più un liceale, mi sa che devi ancora percorrerla. Per cui, risparmia fiato: ti servirà per marciare nel sentiero della vita. Che è irto e pieno di ostacoli. E non certo perché ad un certo punto ci si imbatte nella Gelmini e in Tremonti…
Buona fortuna.