Cosa hanno in comune i consiglieri regionali Michele Boccardi, Massimo Cassano e Ignazio Zullo, gli assessori provinciali Nuccio Altieri e Sergio Fanelli, il consigliere provinciale Fernando Rodio, il sindaco di Corato e presidente Anci, Gino Perrone, e il consigliere comunale di Bitonto, Domenico Damescelli? Si dirà: sono tutti del Pdl, anzi Damascelli è anche il vice coordinatore provinciale del partito e Cassano è l’eterno “cardinale” che aspetta di diventare vice coordinatore regionale del Pdl. Ma i sette esponenti piediellini hanno molto di più in comune: sono stati nominati da pochi giorni commissari cittadini in quei Comuni dove o non è stato ancora eletto il segretario o dove la particolare situazione politica (specie post-elezioni amministrative) richiedeva una maggiore attenzione del partito. E così: Boccardi si occuperà della sua Turi e di Santeramo; Cassano di Alberobello e Polignano; Zullo di Gravina e Sammichele; Altieri di Castellana Grotte e Gioia del Colle; Fanelli di Sannicandro; Rodio di Bitonto, Perrone di Terlizzi e Damascelli di Giovinazzo. Ricapitolando, quindi, i sette “eletti” (sono tutti rappresentanti di istituzioni) sono tutti del Pdl, sono stati tutti scelsi per guidare politicamente situazioni locali non sempre facili, ma sono soprattutto di chiara fede. Si dirà: cattolica? Probabilmente sì, ma politicamente il loro “santo” è solo uno: Raffaele Fitto. A lui sono non fedeli, fedelissimi sia che provengano direttamente dalle fila di Forza Italia sia da quelle di An. Una dedizione ricambiata se è vero, come e vero che è stato lui, insieme al più fedele di tutti, il coordinatore provinciale Antonio Distaso, a sceglierli uno per uno. Senza consultare nessuno. O meglio senza consultare, dicono i soliti beninformati, neppure i sindaci di centrodestra dei Comuni interessati. Ma soprattutto la minoranza interna del partito, quella che al congresso è comunque riuscita a strappare poco più del 30%. Una percentuale che per Fitto deve essere considerata talmente irrisoria da non aver sentito, pare, neppure il bisogno di informare i leader di quella minoranza. Fonti vicine raccontano di un presidente della commissione Bilancio e sindaco di Molfetta, il senatore Antonio Azzollini, su tutte le furie. Il Tonino del Pdl, per sua scelta, non ha mai voluto estendere la sua influenza politica (anche se a Roma conta su amicizie nazionali davvero “pesanti” in tal senso) sul territorio non solo pugliese, ma barese. Gli basta “contare” (e conta) nel suo piccolo, si fa per dire, feudo: Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi (insomma in quello che prima era il suo collegio di elezione senatoriale, al quale andavano aggiunti i Ruvo, Corato e Bisceglie). Aver commissariato il Pdl nella “sua” Giovinazzo e nella “sua” Terlizzi con fittiani, senza essere consultato, raccontano sempre quelli che gli sono accanto, lo ha (si può dire?) fatto incazzare come una bestia e fatto venir voglia di occuparsi di più del partito. Ma questa volta non solo nella sua Molfetta, ma dappertutto.
Mariateresa D’Arenzo




Io a questo punto mi rivolgerei a Striscia la notizia….
Ragazzi, ma ci sono i cristiani che muoiono di fame e non ce la fanno a pagare le bollette e leggiamo di questi tromboni ultrasessantenni che si incazzano?
bhè la fedeltà è una qualità… non come i nostri politici baresi che hanno girato tutti i partiti!!!
e cmq vedo finalmente qualche giovane, basta con le cariatidi alla Azzolini, cmq grazie per la dritta, a breve si candiderà alla premiership del Paese!!!
peccato che ormai quasi non esiste più il pdl…se il suo “patron ” berlusconi afferma che senza di lui si rischia il 10% di cosa stiamo parlando!!! questa è la conseguenza per non aver mai fatto pagare politicamente chi fallisce……fitto docet