BARI – Andrea Morrone ha tentato di smontare tutte le accuse. “Non sono io la talpa”, ha riferito stamattina nell’interrogatorio di garanzia al gip Sergio Di Paola, che l’altro ieri ha disposto l’arresto sulla base della richiesta dei pm Teresa Iodice e Giuseppe Dentamaro.
Secondo la Procura, il 4 agosto 2009 dal computer sul quale lavorava come consulente nell’ufficio requirente, sarebbe entrato nel sistema operativo del pm Giuseppe Scelsi, aperto la cartella denominata ‘Interrogatori Tarantini’, creata il giorno precedente dal pm, e scaricato gli atti. Documenti che poi sarebbero finiti nelle mani di una giornalista del Corriere del Mezzogiorno, corrispondente pugliese del Corriere della Sera, pubblicati in parte il 9 settembre 2009 su quest’ultimo giornale. Si tratta dei verbali di Giampaolo Tarantini del 29, 30, 31 luglio di quell’anno, in cui Giampi descriveva i caldi party del presidente Silvio Berlusconi, con 30 prostitute in 18 feste a Palazzo Grazioli.
Le accuse della Procura, però, sono state in parte smontate dallo stesso indagato, difeso dagli avvocati Andrea Di Comite e Michele Laforgia. Secondo le spiegazioni di Morrone, aveva lavorato per la dita Consit (che gestiva il sistema informatico della Procura) fino al 2008, anno in cui la società si fuse con un’altra. Per questo decise spontaneamente di abbandonare quel posto e tornare a Lecce per fare il lavoro del giornalista, attività che già aveva compiuto con il quotidiano BariSera e poi con il Corriere del Mezzogiorno a Lecce.
Successivamente, però, la Procura lo ha chiamato come consulente informatico. In sostanza, il suo ruolo era quello di far ascoltare le intercettazioni di alcuni processi agli avvocati difensori. Dunque, ha sostenuto Morrone, lui interveniva ad indagini concluse e non era nelle condizioni di accedere ad atti riservati della Procura.
Inoltre, ha spiegato al gip Di Paola, non era in possesso delle password per accedere nei sistemi informatici dei computer dei vari pm e, ha aggiunto, che dalla postazione che aveva in dotazione, non era possibile tecnicamente entrare in quei computer.
Per quanto riguarda la sua identificazione nella cella telefonica della Procura, il 4 agosto 2009. Ha dichiarato che i suoi genitori abitano in via Babudri, nelle vicinanze della Procura e nella stessa cella telefonica.
Gli inquirenti, però, hanno individuato dai tabulati una telefonata partita dal numero fisso dell’ufficio requirente dove lui aveva la postazione, verso il numero cellulare della cronista indagata nella vicenda.
Ivan Cimmarusti


