Fallimentare, Vignola pronto a liquidare 600mila euro

17 mag 2012

Il Tribunale di Bari (foto Saverio De Giglio)

BARI – Il fallimento della Nuova tessile srl è in chiusura: l’ex curatore Marco Vignola, indagato per essersi appropriato di circa 1 milione 500mila euro di fondi societari, è pronto a siglare la transazione conclusiva con la nuova curatela, versando gli ultimi 600mila euro. Questo emerge dal procedimento in corso alla sezione fallimentare del Tribunale di Bari, e che preannuncia una garanzia per i creditori della società fallita nel 2000, per essere rimborsati. Alla stessa sezione fallimentare, comunque, ritengono che “la vicenda Nuova tessile non desta più preoccupazione. La transazione conclusiva è pronta per essere siglata”. Così non è, però, per quanto riguarda la questione penale, per la quale il sostituto procuratore Ciro Angelillis è pronto a notificare l’avviso di chiusura delle indagini preliminari, atto che prelude ad un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. L’inchiesta penale della Guardia di finanza, ha avuto un supporto tecnico da parte del nuovo curatore della Nuova tessile, l’avvocato Paola Zaurito, che in poco meno di due anni ha ricostruito la presunta rete illecita attraverso la quale Vignola si sarebbe appropriato dei fondi. In particolare, avrebbe utilizzato due mandati di pagamento per liquidare l’Ici e l’Iva, fotocopiandoli 110-120 volte e appropriandosi di tutti i fondi. C’è da dire che da subito Vignola ha versato nel conto corrente del fallimento 800mila euro. Ma all’appello mancavano ancora i 600mila che è pronto a versare oggi con la transazione conclusiva. Tutto comincia a fine maggio 2010, quando Vignola abbandona la curatela della Nuova Tessile, una società con uno stato passivo di 2 milioni 500mila euro ed uno stato attivo che le avrebbe permesso di pagare i debiti ai circa 80 creditori: banche, lavoratori e fornitori vari. Il 7 giugno il nuovo curatore, l’avvocato Zaurito, viene nominato dal collegio della sezione Fallimentare, incarico che prenderà solo il 14 giugno quando le sarà notificato ufficialmente. Intanto, però, i militari della Guardia di finanza, coordinati dal colonnello Antonio Quintavalle, stanno già indagando, e l’8 giugno sequestrano tutto il fascicolo del fallimento . Gli accertamenti partono insieme: da una parte quelli di natura penale, con la verifica degli eventuali reati. Dall’altra quelli di tipo civilistici per garantire i debitori. Ed è proprio la relazione sulla curatela, nata dalle verifiche civilistiche, a dare un impulso a tutta la vicenda. L’avvocato Zaurito ricostruisce tutti i passaggi del fallimento Nuova Tessile, dal 2000 fino al 2010. E saltano fuori fitti del capannone industriale della società (a Triggiano) a due aziende, intestati non alla curatela, ma direttamente a nome dell’avvocato Vignola. Soldi, di cui si sarebbe persa in parte traccia. E poi individua la vendita vera e propria del capannone, avvenuta nel 2006 per un importo di circa 1 milione 600mila, denaro che sarebbe dovuto essere destinato al pagamento dei debitori ipotecari, in questo caso le banche. Ma così non è. La somma viene versata, così come previsto dalla legge, in un conto corrente nella filiale del tribunale della banca Bnl. Ad un certo punto, però, i soldi vengono trasferiti in un istituto di credito locale. La presunta appropriazione indebita sarebbe cominciata proprio in questo istituto di credito. In un anno e mezzo, fino a febbraio 2010, il conto corrente sarebbe stato svuotato di 1 milione 600mila euro. Come? Attraverso i cosiddetti mandati di pagamento. Nei faldoni della Nuova Tessile, però, risultano esserci esclusivamente due mandati di pagamenti veri, uno per l’Ici e uno per l’Iva. Il resto sarebbe stato falsificato. I due mandati di pagamento, infatti, sarebbero stati fotocopiati per 120-110 volte e utilizzati dall’avvocato Vignola per prelievi non autorizzati. In questo contesto avrebbe giocato un ruolo anche un funzionario della banca locale.

Ivan Cimmarusti

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