BARI – In Italia un bambino su 1200 nasce con la sindrome di Down. Si stima che oggi vivano in Italia circa 38.000 persone con questa sindrome di cui il 61% ha più di 25 anni. Grazie allo sviluppo della medicina la durata della loro vita si è molto allungata così che si può ora parlare di un’aspettativa di vita di 62 anni, destinata ulteriormente a crescere in futuro.
Domani in oltre 200 piazze italiane si svolgerà la giornata nazionale delle persone con sindrome di Down, organizzata dal CoorDown – Coordinamento nazionale associazioni delle persone con sindrome di Down Onlus sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, in collaborazione con il Cip – Comitato paralimpico italiano e Fisdir – Federazione italiana sport disabilità intellettiva relazionale.
Proprio in occasione della giornata nazionale, qui a Bari la sezione “associazione italiana persone down” del capoluogo ha organizzato alcuni presidi dove poter documentare le attività svolte in favore delle famiglie della provincia barese. Stamattina e domani dalle 9 alle 21 l’associazione è presente al Centro commerciale “Mongolfiera” di Molfetta, al centro commerciale Ipercoop di Japigia, oggi e domani dalle 9 alle 19 in via Sparano e domani dalle 9 alle 13 a Parco II Giugno. I volontari distribuiscono materiale informativo sulla sindrome di Down e offriranno una tavoletta con un messaggio di cioccolato, realizzato con cacao proveniente dal commercio equo e solidale, in cambio di un contributo per sostenere i progetti delle 75 associazioni che fanno capo al CoorDown.
“Essere differenti è normale, anche nello sport!”, questo lo slogan scelto. Lo sport, infatti, è uno strumento di integrazione sociale, fondamentale per avviare un percorso virtuoso tra famiglie, operatori, istituzioni e opinione pubblica per garantire una vera inclusione a tutte le persone con sindrome di down.
Fare sport da disabili vuol dire accettare una doppia sfida sia con se stessi, che con il pregiudizio che ancora oggi è, purtroppo, insito in molti.
Fiorella Barile


Purtroppo non credo che possano essere definiti normali, affermare il contrario è menzogna.
Con questo non voglio certo discriminarli, ma nemmeno sfruttarli come fanno alcune associazioni down: quanti “normali” ci campano (bene) facendo parte di queste associazioni?