Altamura, tra politici e mafiosi

4 mar 2011

Agenti della Direzione distrettuale antimafia

BARI – Ci sarebbe l’interessamento di tutti per la bocciatura di una pratica edilizia dell’ufficio tecnico comunale di Altamura. Elementi che emergerebbero dalle indagini che ovviamente dovranno essere tutti verificati, eventualmente in sede processuale.
C’è Bartolo D’Ambrosio, il mafioso ucciso il sei settembre scorso per presunta mano del clan avversario di Giovanni Loiudice, poi c’è il fratello Mario D’Ambrosio, l’affiliato al clan Domenico Cicirielli e ci sarebbe (il condizionale è d’obbligo perché, lo ripetiamo, siamo ancora in fase di accertamento dei fatti) anche l’assessore all’Urbanistica dell’amministrazione comunale di Altamura, Vito Zaccaria.
Secondo i carabinieri del Nucleo investigativo, Cicirelli, mandante dell’aggressione ai danni del giornalista Alessio Dipalo, “figura dipendente della Vi.Ri. (gruppo Columella, ndr)” ed è indicato “dal collaboratore di giustizia Vincenzo Laterza, come affiliato al clan D’Ambrosio”. Dall’ascolto delle intercettazioni, i militari ritengono che “Cicirelli sia l’anello di congiunzione tra gli elementi del sodalizio D’Ambrosio e l’apparato politico”. In particolare, è questa la tesi degli investigatori, sarà lui “in occasione di un parere negativo dell’ufficio tecnico del Comune di Altamura rilasciato a  A.G.C. per una pratica edilizia e successivamente, in occasione di un accertamento da parte della polizia municipale su cantiere, attraverso l’intermediazione del Cicirelli” a far “intervenire Vito Zaccaria, assessore ai Lavori pubblici”.
Le telefonate sembrano eloquenti, secondo gli investigatori. La pratica edilizia è stata bocciata dall’ufficio tecnico: la ristrutturazione di una palazzina con la modifica del terrazzo, così come fatta dal geometra N.D.B. non si può fare. “N. – dice al geometra il proprietario della palazzina – l’importante è che ci rimane il terrazzo ancora adesso facciamo l’attico senza terrazzo (…) l’importante è che non facciamo ridere le persone (…) Abbiamo già parlato con Vito (Zaccaria, ndr) se la vedesse lui”. Difatti, il proprietario della palazzina aveva già chiamato l’assessore Zaccaria, affermando che “è arrivata la lettera dal Comune che là è negativo”. In sostanza l’ufficio tecnico ha stoppato il progetto”. “Fammi chiamare a me scusa – risponde l’assessore Zaccaria – glielo dissi a quel baccalà (…) dagli il mio numero a quel baccalà (…) ce la vediamo noi eh!”.
Giorni dopo sembra che la vicenda sia stata risolta. Anzi, sempre a parere degli investigatori, sembra che Zaccaria l’abbia risolta. “Tutto a posto – dice il proprietario della palazzina al geometra – dice (Zaccaria, ndr) che la mettono sotto, proseguite con i lavori (…) ha detto è stato messo sotto, tutto a posto, proseguite, fate quello che dovete fare, non ci sono problemi”. Ma all’ufficio tecnico c’è qualcuno che “borbotta”, e così il proprietario della palazzina chiama nuovamente Zaccaria, il quale afferma “fai quello che devi fare, poi glielo dico io domani mattina”.
Ma ancora una volta c’è un intoppo. La polizia municipale fa una ispezione al cantiere e chiede documenti che non ci sono, così l’imprenditore A.S., allerta il proprietario della palazzina. “Dobbiamo parlare con Vito Zaccaria”, ribadisce il proprietario. Così, l’uomo chiede l’intervento di una persona più ‘importante’, il mafioso Domenico Cicirelli. “L’incontro – scrivono gli investigatori – era finalizzato a chiedere, attraverso l’intermediazione del Cicirelli un nuovo intervento da parte dell’assessore Vito Zaccaria”. Cicirelli, così, interviene e fissa un nuovo appuntamento tra il proprietario della palazzina, il geometra, l’imprenditore edile e l’assessore Zaccaria. Il gruppo si deve incontrare con il comandante dei vigili urbani. Ma nei fatti, ci sono delle sanzioni che bisogna pagare. Così, l’imprenditore dice al proprietario della palazzina: “Senti, un’altra cosa, un colpo di telefono a Bartolo. Ha capito?”. Secondo i militari, “l’imprenditore, a riguardo dell’ispezione ricevuta, chiede di interessa anche Bartolomeo D’Ambrosio (il capo mafia, ndr)”, ma il proprietario della palazzina, però “ritiene che non è necessario”.
La vicenda, infatti, si risolverà alla grande.
Ma intercettando, gli investigatori avrebbero scoperto un altro particolare. Che è lo stesso clan D’Ambrosio ad avere interessi propri in costruzioni edilizie varie. I militari lo capiscono dalle telefonate tra Mario D’Ambrosio, fratello del boss Bartolo, e Cicirelli. I due discutono di una pratica da inviare in breve al Comune per una concessione edilizia. Dice Cicirelli a D’Ambrosio: “Una volta che il tecnico ha preparato (una lista di documenti, ndr) questa documentazione poi gliela dà, gliela presentiamo al Comu…, va lui (un amico di D’Ambrosio, ndr) al Comune la va a timbrare ed è tutto a posto”.
Ivan Cimmarusti
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