Liceo Scacchi, “Non togliamo la speranza ai ragazzi”

18 dic 2010

Vito Angiulli, presidente del Consiglio d’istituto del liceo scientifico Scacchi di Bari

BARI –  “Lo so che i ragazzi non hanno una conoscenza perfetta dei complessi meccanismi che regolano la scuola e l’università, ma il nostro dovere è stimolare comunque il dibattito perché non dobbiamo mai togliere la speranza ai giovani. Alle occupazioni delle scuole invece dico no”.
Vito Angiulli, ingegnere, presidente del Consiglio d’istituto del liceo scientifico Scacchi, in questa intervista a Barisera fa il punto sulla situazione ed esprime anche il suo pensiero in merito al rapporto tra gli studenti e la gestione degli istituti assembleari.
E’ un momento particolare per il liceo Scacchi. La semplice pubblicazione di un corsivo su Barisera ha scatenato molte reazioni.
“Innanzitutto preciso il mio pensiero: ognuno ha diritto ad esprimere le sue opinioni, ci mancherebbe. Detto questo penso che vada apprezzata la volontà degli studenti, anche se in numero limitato, a discutere di temi importanti per il loro futuro”.
Il 90 per cento degli studenti se può non partecipa alle assemblee e se ne va a  passeggiare.
“Non metto in dubbio le cifre che lei ha scritto, sono vere, ma credo che noi dobbiamo apprezzare quelli che invece in assemblea ci restano anche se sono solo solo il 10 per cento£.
Ma che è successo allo Scacchi?
“Poco più di un mese fa ho capito che c’era aria di protesta e ho convocato un Consiglio d’istituto straordinario. Ma gli studenti si erano già autoconvocati 2 giorni prima. C’è stata qualche discussione tra i ragazzi e il preside Giovanni Magistrale ma alla fine si è tenuta un’assemblea con  circa 500 persone”.
Più del 30 per cento degli studenti. Un grande risultato.
“Sì, lo riconobbe anche il preside tenendo conto che le porte della scuola erano aperte e chiunque poteva andarsene. Per me quella partecipazione era un segnale importante. Decidemmo di operare una sorta di moral suasion: i docenti avrebbero parlato della riforma Gelmini nelle lezioni”.
E’ quello che ha detto anche il professor Magistrale.
“Certo, però poi non se n’è fatto più nulla. Non so perché”.
Fatto sta che una mattina un gruppo di ragazzi si è presentato alle 7 e si è chiuso dentro con le catene.
“Non approvo in alcuno modo l’occupazione. Non si può dare nessun assenso ad azioni illegittime”.
Forse i ragazzi cercano il risalto mediatico. Se si occupa con le catene si va su tutti i giornali e le tv. Discutendo in classe i media ti ignorano.
“Sarebbe davvero triste se le cose stessero così. Io ribadisco il mio ‘no’ all’occupazione anche perchè è uno strumento che non mira a coinvolgere tutti”.
Come si è comportato il preside secondo lei?
“Non ho nulla da eccepire. Chi dirige un istituto scolastico è responsabile di quello che avviene dentro. Magistrale si è comportato benissimo.
E poi?
Mi sono fermato a parlare con i ragazzi che volevano restare anche di notte. Gli ho detto che era sbagliato e hanno dimostrato grande maturità rinunciando alla cosiddetta la voglia di trasgredire”.
Non c’è troppo assemblearismo nella scuola?
“Non lo so. Io dico che però si deve sempre stimolare il desiderio di dibattito. Non dobbiamo togliere la speranza”.
Ma lei ritiene che ragazzi  tra i 14 e i 18 anni possano discutere di temi come l’Anvur, magari paragonando analoghe agenzie di valutazione in altri Paesi?
“Assolutamente no. E’ logico che di certi temi a quell’età non si può discutere con la necessaria competenza. Ma nonostante ciò io ripeto: bisogna rispettare la voglia dei giovani di informarsi. Anche se si tratta solo di uno stato d’animo, è una risorsa preziosa che non dobbiamo sciupare”.
Nello Mongelli
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