“La verità è che il procuratore di Bari, Antonio Laudati, ha avuto il coraggio di dire quello che altri non dicono”. Il magistrato toscano, Cosimo Maria Ferri, fino a qualche mese fa componente del Csm in quota Magistratura indipendente (corrente nel quale milita anche il procuratore di Bari) scende in campo non solo a sostegno dell’amico-collega, ma per rilanciare l’allarme lanciato.
“E’ un errore sottovalutarlo – sostiene in una nota – perchè in modo trasparente Laudati ha evidenziato le difficoltà, i disagi di un ufficio giudiziario importante che purtroppo oggi non sono inferiori a quelle di tanti altri uffici sia giudicanti che requirenti. Non possiamo fare finta di niente ma dobbiamo confrontarci con la realtà”.
E così Ferri propone: “Csm ed Anm dovrebbero fare un censimento e capire quanti sono i procedimenti che rimangono accantonati a causa dell’enorme mole di lavoro, della mancanza di risorse, dei vuoti di organico che riguardano sia il personale amministrativo che quello della magistratura. Occorre fare chiarezza ed è necessario definire i carichi di lavoro e le possibilità effettive di smaltimento”.
“La recente finanziaria ha ulteriormente peggiorato la situazione – continua il magistrato – stimolando le domande di pensionamento di cancellieri e magistrati. E’ evidente che i dirigenti per organizzare il lavoro del proprio Ufficio debbano fissare dei criteri di priorità, adottare precise scelte organizzative e concentrarsi su ciò che si vuole realmente definire. Tra l’altro occorre uno stretto collegamento organizzativo tra uffici requirenti e giudicanti per programmare i tempi e la quantità di lavoro che può essere definita”.
E così continua Ferri riprendendo il pensiero di Laudati: “Oggi si va avanti grazie al grande lavoro ed alla straordinaria professionalità della magistratura togata ed anche quella onoraria, dell’avvocatura, del personale amministrativo e delle forze dell’ordine che con sacrifici personali stanno facendo miracoli. E’ utopia pensare che in questo stato di cose tutto venga definito celermente. Ne sono conferma le numerose pronunce di prescrizione, il numero sempre più elevato delle pendenze, l’aumento delle iscrizioni di notizie di reato, i tempi di definizione dei procedimenti civili e penali in primo grado ed in appello, le condanne dell’Italia per la c.d. legge Pinto”.
“L’esperienza – aggiunge Ferri – ci porta ad avere cognizione della difficoltà che molte Procure riscontrano nel trattare di fatto tutte le notizie di reato, soprattuto in quegli uffici giudiziari dove la situazione di organico e di risorse è disastrosa. La coperta è cortissima ed i cittadini sono sempre più sfiduciati. E’ giunto il momento di un confronto franco e risolutivo tra politica e magistratura, nel rispetto del principio di leale collaborazione e di quello di obbligatorietà dell’azione penale”.
E conclude: “Tutti I cittadini hanno diritto ad avere una giustizia certa e celere. Intervenire negando questo stato di cose allontana la risoluzione dei problemi”.
r. c.


