BARI – “Di chi è quella macchia di sperma lasciata da una scarpa sulla federa del cuscino di Meredith?”. All’indomani della nuova perizia superpartes presentata sabato mattina alla Corte d’Assise d’Appello di Perugia dagli esperti Carla Vecchiotti e Stefano Conti, dell’Università La Sapienza di Roma, perizia che scagionerebbe i due imputati del processo Kercker, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, (ci sono fotogrammi sull’utilizzo di un guanto sporco da parte della Scientifica durante la repertazione degli elementi presenti nella villetta di via Della Pergola), il padre del giovane giovinazzese, Francesco Sollecito, ricorda agli inquirenti un altro dettaglio passato in secondo piano durante il processo di primo grado, “ma di fondamentale importanza”.
Il dottore rievoca quella macchia di sperma sul cuscino della studentessa inglese che, durante il primo processo, non è stata presa in considerazione: “E’ stato un elemento sottovalutato nonostante i miei periti e i miei avvocati abbiano presentato la traccia in tempi utili”. E’ qui che si troverebbe, secondo Sollecito, la “firma dell’assassino”. A maggio 2009, infatti, “i nostri consulenti hanno presentato tutto ai giudici ma l’elemento è stato ritenuto ‘non databile’”. Sollecito padre, quindi chiede: “Come può essere ‘non databile?’. Allora anche le tracce di Dna sui gancetti del reggiseno non sarebbero databili. In realtà lo sono, come lo è quell’impronta di sperma lasciata da una scarpa, riconducibile, secondo le analisi, a quella di Rudy Guede”.
Questo reperto, a suo tempo, non è stato ritenuto rilevante dalla Corte. Sollecito interviene a gamba tesa: “Ora che pure i periti superpartes hanno distrutto la ricostruzione dell’accusa, mi sento sicuramente più sereno”. Perchè lui, dalla sua Giovinazzo, ha sempre difeso l’innocenza di Raffaele: “Quello che diciamo da anni, finalmente si sta concretizzando”. E continua: “Ora dovrà essere rivisto tutto l’impianto accusatorio, sempre se ce ne è ancora uno”, soprattutto alla luce della nuova perizia che sarà presentata ai giudici della Corte d’Assise d’Appello sabato prossimo. “Ci sono dati di fatto che non possono essere confutati. In quella casa – picchia duro Sollecito – c’erano solo due persone: Meredith e Guede. Non c’era nessun altro”.
Così il dottore auspica in un capovolgimento della situazione che riporti in Puglia il giovane Sollecito a settembre, dopo la decisione del giudice: “Questa nuova perizia può essere decisiva per noi”. Ma è riuscito a parlare con Raffaele dopo le dichiarazioni dei periti? “No, io personalmente no ma ha parlato con l’avvocato Buongiorno che mi ha riferito lo stato d’animo di mio figlio”. E qual è? “Lui è sbalordito. Ha sempre dichiarato la sua innocenza e ora, finalmente, c’è qualcuno che sostiene la sua tesi. Si sente più tranquillo, fiducioso e sereno”. I genitori di Meredith sono preoccupati. Lei vuole mandare loro un messaggio? “Non ho molto da dire in proposito ma per rendersi veramente conto di quello che accade dovrebbero essere più presenti in aula e non ‘vivere’ di ciò che gli dice l’avvocato”.
Antonella Fazio



