BARI – Infangare i fratelli Alessio e Francesco Dipalo, il primo giornalista della radio di Altamura Regio; testimone di giustizia il secondo. Creare “false” notizie per mettere in relazione l’ex imprenditore che da anni denuncia la mafia altamurana con gli stessi ambienti criminali. Come? Diffondendo la notizia che “la figlia del testimone di giustizia Dipalo – scrivono negli atti i pm Desirèe Digeronimo e Roberto Pennisi – noto alle cronache per essersi schierato contro il clan D’Ambrosio”, fosse un’assidua frequentatrice del “circolo Puerto Libre”, ritenuto il covo della consorteria criminale.
Di questo c’è ampia traccia nell’incartamento giudiziario, dal quale emerge un interessamento del maresciallo dei carabinieri Nicola Logiudice, comandante di Stazione, destinatario di misura cautelare ai domiciliari. E’ il 7 ottobre 2010, quando le forze dell’ordine pongono sotto sequestro, per via amministrativa, il circolo ricreativo gestito dal clan. La notizia corre tra le redazioni giornalistiche della provincia di Bari, ma c’è chi cerca di manipolarla, per far apparire più importante un altro particolare: tra i frequentatori c’è anche la figlia di Francesco Dipalo, ragazza che ha subito svariate pressioni psicologiche e, addirittura, un tentativo di violenza.
C’è comunque una premessa. Già due giorni prima, il 5 ottobre 2010, gli investigatori dei Gico della Guardia di finanza e dei carabinieri, captano una conversazione di servizio tra Logiudice e un collega. “Basti prendere in considerazione la conversazione – interpretano i pm – mentre si svolge una manifestazione pubblica di cui è protagonista Alessio Dipalo e leggere le espressioni particolarmente rabbiose e indecorose proferite dal comandante della stazione all’indirizzo del Dipalo”, per comprendere “l’intento persecutorio nei confronti di costui, aggravato dal fatto che a tal fine si utilizza il potere pubblico”.
Ma torniamo al 7 ottobre, giorno del sequestro del circolo ricreativo. Gli investigatori captano una conversazione tra Logiudice e un giornalista (nome omesso, ndr) dal tenore agghiacciante. “Il primo (Logiudice, ndr) segnala e raccomanda una notizia la cui pubblicazione deve servire a gettare discredito sulla figura di Alessio Di Palo, che si vorrebbe, peraltro falsamente, mettere in relazione con gli ambienti criminali che hanno formato oggetto delle sue dichiarazioni accusatorie”. In particolare, annotano i pubblici ministeri, “significativa appare la frase ‘…cioè la frecciatina dobbiamo lanciare…’ che costituisce – continuano – il documento programmatico di un meccanismo mediatico innescato da un precedente contatto telefonico tra lo stesso giornalista ed il capitano comandante della Compagnia. Col comandante di Stazione che interviene a sua volta per perfezionare l’operazione”. Così, la notizia deve essere “non tanto il fatto che sia stato sequestrato il circolo Puerto Libre, bensì che, a dire degli interlocutori, vi fosse cointeressata la figlia del testimone di giustizia Dipalo”.
L’informazione, adeguatamente manipolata e creata su misura per infangare il testimone, sarà pubblicata. L’emittente televisiva cittadina, Canale 2 – si presume in assoluta buona fede – terrà la notizia per alcuni giorni sul proprio televideo, creando svariate polemiche.
Ivan Cimmarusti



ma quando mai è stato circolo di ambiente criminale, non scrivete certe cose perchè io ero un assiduo praticante di quel club e non ho mai visto quello che avete scritto e non sono una persona mafiosa
bè non è che tutti erano mafiosi…mi sembra di capire che parlano dei gestori.
Per Giovanni.
Da quello che mi risulta, quel circolo ha avuto varie gestioni.
Molto probabilmente la gestione del fratello del boss Dambrosio è quella sotto la lente investigativa.
Se non vado errato, furono anche rinvenute delle armi lo scorso anno.
giovanni, anche a palermo ed a napoli dicono che in certi ambienti non vedono niente di mafioso, poi però ci scapppa il morto!
maledetta omertà e mentalità mafiogena.
Che vergogna!
Un comandante di una stazione dei Carabinieri che ha macchiato indelebilmente l’onore dell’Arma.
Ma allora quando ci rivolgiamo dai Carabinieri dobbiamo anche stare attenti a chi c’è sotto la divisa e se ti capita una simile persona bisogna andare con registratori e telecamere.
Qui ci vorrebbe una pena esemplare per questo pseudo comandante, DOPPIA rispetto a un criminale qualsiasi perchè ha anche violato un giuramento nei confronti dello Stato e dei suoi colleghi.