BARI – “Droga? No Grazie”. Al procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati, piace ribattezzare così due distinte operazioni dei carabinieri delle compagnie di Monopoli e di Modugno che questa notte hanno impiegato 200 uomini per notificare 47 ordinanze di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari. Si tratta di indagini che hanno ricostruito alleanze e predomini sul territorio riguardo al traffico internazionale di sostanze stupefacenti importate da Spagna e Olanda. Droga “perlata”, purissima e destinata alla “Bari bene”, e “gessata”, tagliata con anfetamine provenienti dall’Olanda, destinata ai consumatori della periferia della città e dei comuni limitrofi. Stupefacenti importati dalla criminalità organizzata attraverso un meccanismo simile a quello delle Ati, le associazioni temporanee d’impresa, che una volta giunti a destinazione venivano piazzati sul mercato da rampolli della mala locale. Due le organizzazioni criminali sgominate, con basi a Sud e a Nord di Bari, ritenute “satelliti” dei clan “Parisi” e “Diomede” con i quartieri generali a Grumo Appula e a Monopoli. I reati contestati agli arrestati sono, a vario titolo, l’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, la detenzione e la cessione illecita di droga, e la detenzione e porto in luogo pubblico di armi. Indagini che oltre a evidenziare l’esistenza di consolidati canali di approvvigionamento della droga dalla Spagna e dall’Olanda, avevano già consentito di arrestare, in flagranza di reato, sedici persone e di sequestrare 36 kg di stupefacenti. In tutto 20 le persone finite in carcere tra le quali una donna, 18 agli arresti domiciliari e 3 i latitanti. Un risultato investigativo, con più di 70 capi di imputazione e 25 indagati oltre ai 47 arrestati, reso possibile da tecniche differenti a livello di indagine che sono riuscite a leggere tra le righe anche il linguaggio criptato usato dagli indagati per ricostruire i rapporti del malaffare. E così, per esempio, quei “25 litri di ducotone”, o il “presepe”, “l’albero”, il “latte”, erano sinonimi della droga in arrivo. Quando, invece, gli arrestati parlavano al telefono di “bombette”, “confetti” o “biciclette” si riferivano alle armi nella loro disponibilità. Indagini a Grumo partite dagli agguati avvenuti in piazza e dall’omicidio di Francesco Toscano e a Monopoli da un sequestro di droga compiuto nel 2009. Due centri importanti per le organizzazioni satelliti dei clan Parisi e Diomede che avevano come rampollo del clan Diomede Giuseppe Simeone attivo su Grumo (già detenuto arrestato pochi giorni fa come rapinatore seriale che fece, tra le sue vittime, anche il presidente della Fiera del Levante Gianfranco Viesti a cui sottrasse l’auto) e Vincenzo Leoci, vicino al clan Parisi-Palermiti, per gli inquirenti coordinatore della gestione dei traffici illeciti su Monopoli. Tra gli arrestati figurano anche due autotrasportatori di frutta, Mario Ippolito ed Eustacchio Corbascio, entrambi residenti a Monopoli, e un ex consigliere comunale di Grumo, Vito Serafino, dimessosi mesi fa dall’incarico. Un’indagine che ha accertato il coinvolgimento di numerosi corrieri della droga ignari resa possibile anche dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e da riconoscimenti fotografici. In tutto sono state 50 le richieste d’arresto, depositate a maggio dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Bari, Desirèe Digeronimo, e subito accolte dal giudice per le indagini preliminari, Maria Scamarcio, grazie a collegamenti ipertestuali che hanno permesso una lettura più veloce degli atti d’indagine e dei riscontri di prova.
Donatella Lopez




Da decine di anni certi nomi ricorrono nella cronaca nera:evidentemente la realta’ politico-giudiziaria non e’ in grado di affrontare al meglio tali problemi,come mai?