BARI – Mancano i gravi indizi di colpevolezza per il giornalista ed ex consulente della Procura, Andrea Morrone, accusato di accesso abusivo ai sistemi informatici dell’ufficio. Per questo il giudice per le indagini preliminari ha disposto la revoca della misura cautelare ai domiciliari.
Secondo il gip, l’accusa dei pm Teresa Iodice e Giuseppe Dentamaro ha incongruenze tecniche che emergono dalla stessa perizia della Polizia postale. Secondo la Procura, infatti, il 4 agosto 2009 ci sarebbe stato un accesso abusivo sul computer del pm Giuseppe Scelsi, finalizzato a prelevare dallo stesso pc i verbali di interrogatorio di Giampaolo Tarantini, contenuti in una cartella sul desktop denominata ‘Interrogatori Tarantini’. L’accesso abusivo, secondo gli investigatori, fu compiuto da Morrone.
Accusa, però, smontata da un’attenta analisi dei carteggi. Secondo il gip, infatti, il 4 agosto 2009 il computer del pm non era in rete. Dunque non era possibile, in nessuna maniera, accedere al pc da un’altra postazione. Inoltre, ha accertato il gip, Morrone non era nelle condizioni di essere in possesso delle password che permettessero di accedere al computer dello stesso magistrato.
Confermata, invece, la circostanza che Morrone il 4 agosto era in Procura ed aveva parlato con la cronista del Corriere del Mezzogiorno, corrispondente pugliese del Corriere della Sera. Ma questo, come spiega il gip, non prova assolutamente nulla.
Nell’ordinanza di custodia cautelare, inoltre, sono state riportate intercettazioni di altri giornalisti i quali, non conoscendo la fonte della giornalista del Corriere, facevano semplici ragionamenti ad alta voce, utilizzati poi dalla Procura per provare il coinvolgimento di Morrone in questa vicenda.
Resta da capire perché la Procura abbia chiesto addirittura l’arresto in carcere per il giornalista. E resta da capire perché il gip, dopo aver analizzato le carte e l’interrogatorio, abbia poi deciso di revocare tutto. Perché quelle carte per lui erano disponibili da ben 10 mesi.
Sembra, dunque, che la Procura non sia riuscita ad individuare la fonte che passò i verbali al Corriere, il quale li pubblicò in prima pagina il 9 settembre 2009, giorno dell’insediamento del nuovo procuratore Antonio Laudati.
L’indagine, comunque, non è ancora chiusa ed è evidente che, se la Procura non ipotizza qualcosa di più ampio, sia ad un punto decisamente morto. Un po’ come l’indagine sulle escort al presidente Silvio Berlusconi, ferma dopo due anni ancora alla qualificazione giuridica dell’eventuale reato.
Ivan Cimmarusti


